Studiare l’ora per andare al mare, decidere per chi votare (un post di Matteo)

Dopo un bel po’ di tempo Matteo, uno dei collaboratori storici di questo piazza comune, mi ha proposto un altro testo per il blog. È vero, come dice lui da parecchio tempo i commenti ai post si sono spostati altrove, su Facebook: credo sia stata un’evoluzione normale e quasi inevitabile perché le interazioni lassù sono più facili e immediate. Puoi commentare senza loggarti, senza perdere tempo. Non occorre essere seduto davanti a un PC. Certo, ti può anche capitare il leone da tastiera o il troll, ma più spesso si tratta di cari amici che dicono la propria.

Matteo non lo sapeva, quando ha scritto il suo testo, ma mi prende proprio in un brutto periodo: per questioni italiche generali di cui si parla da diverso tempo, più qualche altra disavventura particolare, in uno dei miei due reparti attualmente ci troviamo in pochi. Al punto da aver dovuto sospendere la guardia attiva, non più tardi di ieri notte, ed essere tornati alla reperibilità: in attesa di tempi migliori, che chissà se mai arriveranno in questi tempi di magra.

Ma non bisogna disperare, mai. Ogni dinamica di gruppo è come l’atto del respirare: dentro l’aria-fuori l’aria, espansione-contrazione. C’è di buono che nei momenti difficili si impara a conoscere meglio le persone e ciò di cui sono fatte: la loro parte migliore e quella peggiore, l’umile e ferrea volontà di crescita di alcuni e le presunzioni ancora tutte su carta di altri, il coraggio indomito e in certi casi, rari per fortuna ma dolorosi assai, la loro cattiveria. Comunque sia, tutto fa brodo: specie per un grafomane che, come me, prima o poi metterà tutto nero su bianco precisando che ogni riferimento a fatti realmente accaduti o persone realmente esistenti è solo, e assolutamente, e sempre, casuale.

Ma adesso spazio a Matteo, e buona lettura.

 


Anni fa leggevo questo blog. Era interattivo, c’erano i commenti e probabilmente qualcuno li leggeva pure. Adesso siamo passati ai social e i commenti si fanno da un’altra parte.

Ciò premesso, mi piacerebbe parlare qui del SIRM di Genova 2018 che si svolgerà fra pochi giorni: si parlerà probabilmente di grandi innovazioni, intelligenza artificiale, realtà virtuale, RIS-PACS di quinta generazione, teleconsulti, radiomica, lavori a rischio di estinzione e ponti crollati da rifare a regola d’arte.

Si dirà che c’è bisogno di migliorare il rapporto medico-paziente. Che è importante la valutazione clinica preliminare a ogni esame altrimenti c’è inappropriatezza. E di correlazione tra reperti clinici e imaging. E dell’imprescindibile lavoro multidisciplinare e/o stretto rapporto tra professionisti delle varie discipline specialistiche per un magico team vincente. Si parlerà dell’importanza delle linee guida, dei LEA, di tempi d’attesa e del ruolo della N-Acetilcisteina nella prevenzione della nefropatia da mezzo di contrasto (#machiccicrede).

Ma c’è un argomento che mi piacerebbe venisse affrontato, intendo dire… fra di noi umili operai di sala referti o ecografisti con la cuffia dei rotatori a rischio. Vorrei che tutti ne parlassimo tra i corridoi e nelle sale gremite di gente. Vorrei si parlasse della pronta disponibilità negli ospedali piccoli e di medie dimensioni in cui vi è un significativo numero di accessi in Pronto Soccorso, diciamo sopra i 60.000 accessi /anno.

Quel turno maledetto di 12 o 24 h di “riposo disagiato” in cui veniamo chiamati 5, 6, 10, 20, 100 volte al nostro smartphone tramite centralino dell’ospedale, e dobbiamo andare in auto (sempre nostra) per casi che spesso non rientrano strettamente nella categoria emergenza-urgenza. Ma quante volte può essere chiamato il sciur Radiologo, infinite volte??

Lo dico perché ho questa strana sensazione: in alcuni contesti, in cui è evidente il disagio, con gli anni si tende a sopportare passivamente la situazione e a sottovalutarne un po’ gli effetti a lungo termine con il rischio di far scappare un po’ la voglia. Ma come può essere considerata ancora “reperibilità“ un lavoro serale-notturno a tutti gli effetti, per certi versi quel turno più complicato in cui si è spesso da soli, cosa psicologicamente più difficile? Come mai non viene ancora considerato definitivamente parte integrante dello staff dell’urgenza in guardia attiva il medico radiologo anche negli ospedali di piccola-media grandezza o periferici visto che in PS ci lavorano medici sempre meno esperti e ormai nessuno fa niente senza la sua firma?

(Matteo)


La canzone della clip, anch’essa scelta da Matteo, è “Vieni a vivere con me”, di Luca Carboni, tratta dall’album che porta il suo nome del 1989. Sarebbe bello capire perché l’ha scelta, magari sarà lui stesso a dircelo.

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