Su come non sia possibile essere razzisti, ma solo molto stupidi

Oggi, mentre facevo ecografie, ho riflettuto sul fatto che il mio è davvero un mestiere che impedisce di diventare razzisti. Chiunque condivida il privilegio del Radiologo di scrutare nei corpi altrui è a conoscenza una verità indiscutibile: sotto la pelle, qualunque sia il suo colore, siamo fatti tutti uguali. Il fegato, la milza, i reni: hanno la stessa forma e la stessa struttura in tutto il mondo, che si provenga dalla foresta equatoriale, dai ghiacciai perenni della groenlandia o dalla civilissima Europa. Dunque il razzismo è un problema, per chi ce l’ha, interamente racchiuso nei confini della propria mente. Non è sostenuto dalle evidenze scientifiche, anche se quel genio indimenticato del signor Lombroso credette di poter dimostrare l’inferiorità di una intera popolazione (i terroni, per intenderci) sulla base della conformazione del loro cranio.

E, anzi, TC e risonanza magnetica ci dimostrano il contrario: il signor Capretti e il signor Agnelli, tanto per usare una triste metafora di remoti lidi universitari, fatta la tara del cognome condividono le stesse frattaglie interne. Quello che divide gli uomini non è come sono fatti dentro: a dividerli sono le idee e il portafoglio, e tutto sommato più il secondo che le prime. L’Italia, o ciò che ne resta oggi, ne è testimonianza adeguata.

E poi ho pensato anche che la malattia è democratica: colpisce tutti, grandi e piccini, ricchi e poveri, buoni e cattivi. La malattia colpisce chi ha respirato i fumi venefici della fabbrica andata a fuoco, ma anche il proprietario stesso della fabbrica. Colpisce l’operaio ignorante e l’intellettuale organico che scrive su Micromega. Becca il leghista incazzato ma anche l’immigrato clandestino. Sconvolge la vita del ciellino ma anche dell’integralista islamico. E soprattutto non ha regole: qualche anno fa, quando morì di linfoma un ragazzo che da piccolino abitava nel mio quartiere, a pochi metri da casa dei miei, pensai che se la sfiga colpisce a casaccio, beh, allora l’avevo scampata davvero per un pelo.

Insomma, a dar retta alle mie apparecchiature ipertecnologiche siamo fatti tutti della stessa pasta. Il che rende difficile comprendere perché mai ci fissiamo da millenni sulle differenze, che sono la spazzatura delle nostre menti, e mai sulle similitudini, insomma su ciò che ci accomuna come esseri umani.

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