Sull’aneddotica dell’imbecillità itagliana

Che ne fareste voi di un criminale imbecille che arrota quattro membri di una famiglia, tra cui due figli sotto i dieci anni, sulle strisce pedonali? A prescindere da tutto, e visto che in Italia vanno dietro le sbarre solo i disgraziati e i poveracci mentre di regola gli altri hanno strada aperta per parlamenti di vario ordine e grado, io gli toglierei la patente a vita. Tipo: ti beccano con l’alcolemia sopra un certo limite? Bene, non guidi più. Investi una vecchina sulle strisce? Non guidi più. Sei al quinto incidente? Non guidi più! Ritiro della patente a vita e saluti a casa. Fatti un abbonamento all’autobus, piuttosto, o se hai i soldi per permetterti il Suv con cui hai sterminato l’allegra famigliola paga a vita lo stipendio a un autista, che così almeno contribuisci a rimettere in moto l’economia.

E qui scatta l’aneddotto, la cui paternità appartiene a un caro collega e amico. Il quale era reduce da un viaggio in Scandinavia: nel quale aveva avuto modo di apprezzare oltremodo la correttezza e la civiltà degli automobilisti, molto rispettosi dei limiti di velocità e pronti a fermarsi con largo anticipo in prossimità delle strisce pedonali.

Passeggiando per le amene vie della città in cui abito, il mio collega assiste alla seguente scena: una anziana signora attraversa sulle strisce mentre sopraggiunge un Suv. Il conducente avrebbe tutto il tempo e l’agio di rallentare e fermarsi, invece prima accelera e poi inchioda lasciando metà pneumatici sull’asfalto della circonvallazione; a questo punto, invece di scusarsi con la vecchina terrorizzata, abbassa il finestrino, pugno al cielo, comincia a infamarla con epiteti irripetibili.

Finita l’esplosione di ira guarda il mio collega, che era fermo a bordo strada, come per cercare conforto morale (si fa per dire) al suo sfogo; il mio collega lo guarda e gli dice: Ma la signora era sulle strisce!

Risposta: altra salva di improperi all’indirizzo della povera vecchina, mezza stecchita dalla paura a bordo strada.

Il mio collega comincia a vedere rosso; gli dice: Ma lei è mai stato all’estero? Ha mai visto come guidano nel resto del mondo le persone civili?

E l’automobilista, ripartendo con una vigorosa sgommata: Comunista di merda!

Insomma, in queste tre parole c’è tutto: dall’intelligenza dell’individuo, intesa in senso generico, al livello culturale che di quella intelligenza è figlio primogenito. Poi ci lamentiamo di come vanno le cose, mentre invece sarebbe il caso di infilarci ogni sera un cilicio nelle carni: e non per discutibili frequentazioni o appartenenze di categoria, ma per espiare davvero e in modo definitivo la nostra idiozia di itagliani.

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