Svegliarsi con la voglia di fare

Entrare in studio, cambiarsi, caffè caldo della mattina, decidere da dove cominciare, mettere ordine nella confusione sterminata delle priorità, rileggere gli appunti dei giorni prima, deve pure esistere da qualche parte un software di archivio dei propri pensieri e scadenze più efficace di questo, che poi mi si dice che non ricordo le cose, e telefonate, mail da scrivere, esami da refertare, ancora telefonate, intercettare i pensieri altrui prima che diventino malumori, mediare, intuire, parlare, riparlare, star zitti, a volte, valutare impegnative, ancora refertare esami, e in un baleno sono le undici di mattina e nemmeno me ne sono accorto, che se avessi un pensiero molesto in giro per la testa nemmeno farei in tempo a realizzarlo, per grazia del Padreterno o di chi ne fa le veci.

Poi, alle undici appunto, mentre discuto con la segretaria sulle liste del giorno dopo, bussano alla porta, io apro allungando la mano sulla maniglia e sbucano dentro uno, due, tre visi sorridenti, e uno di loro mi porge una tazzina di plastica sigillata piena di caffè caldo e fumante e mi dice: Siamo stati al bar, abbiamo pensato a te.

E io, beh, che vi devo dire, i gesti di gentilezza mi disorientano sempre, specie quando non me li aspetto, però quando tutti sono usciti dal mio studio ho messo i piedi sulla scrivania e ho bevuto con gli occhi chiusi, in silenzio, il caffè più buono della mia vita.

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La canzone della clip è “Acqua”, di Fabrizio Moro, tratta dal disco “Via delle Girandole 10” (2015). Che quando la ascolto non riesco mai a levarmi quel maledetto nodo dalla gola.

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