Trasferimenti

Oggi ho saputo che due impiegate del mio reparto hanno chiesto il trasferimento altrove, e lo hanno ottenuto.
No, non sono due impiegate qualunque: sono di quelle persone a cui puoi chiedere collaborazione, delegare un compito, affidare responsabilità e poi dimenticartene. Perché sai di essere in buone mani, sai che faranno esattamente
come tu hai chiesto e forse meglio, perché possiedono quella fantasia che fa la differenza anche fra chi gioca un ruolo da gregario.
Perché non tutti siamo uguali e interscambiabili: esistono medici buoni e medici meno buoni, tecnici capaci e incapaci, impiegati inerti e pieni di iniziativa. E’ vero che tutti siamo utili e nessuno indispensabile, però è anche vero che qualcuno è più utile di qualcun altro. Sarà questione di contingenze storiche, ma è così sempre e dappertutto.
E allora mi chiedo cosa poteva fare di più, il mio reparto, per fare in modo che queste due gentili signore restassero al loro posto: forse gratificarle con mansioni di maggiore responsabilità; o forse, molto più semplicemente, avremmo
potuto dire loro che ne apprezzavamo gli sforzi e le capacità, e dirlo davanti a tutti affinché tutti ne fossero a conoscenza.
A dirla così sembra una cazzata: ma in un ambiente di lavoro (pubblico, privato, poco cambia) si fa presto a imboscarsi, a diventare invisibili. Quelli che hanno fatto il militare, fra i maschietti che frequentano questo blog, lo sanno bene: chi rompeva i maroni lo mandavano a casa in licenza, chi collaborava con buona volontà e buon senso faceva i botti in caserma anche per sessanta giorni di seguito. Tanto si sa, chi ha buon senso non crea quasi mai problemi.
E allora bisognerebbe tenerseli stretti, quelli di buona volontà e di buon senso.
A volte, una pacca sulla spalla può essere persino meglio di un aumento di stipendio.

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