Tutta la vita in una Moleskine

Sempre più prossimo il momento del Grande Salto, in tutti i sensi, ho recuperato dall’armadietto ospedaliero una moleskine ormai dimenticata e dal colore improponibile, per il quale spero vivamente di non essere biasimato nell’immediato futuro, e cominciato a prendere appunti: cosa fare, quando farlo, cosa dire, a chi, in che modo, quali priorità immediate ci sono e quali obiettivi potranno invece essere perseguiti con calma, programmandoli se possibile insieme ai nuovi colleghi.

Deve esserci un messaggio inconscio bello potente, nell’evidenza inconfutabile di aver cominciato a sognare con frequenza quasi quotidiana il nuovo posto di lavoro che mi attende e che non ho ancora mai visto con i miei occhi: le stanze, i corridoi, le diagnostiche, le persone che ci lavorano. Per poi ritrovarsi a realizzare, con una specie di timore da uomo primitivo sotto l’eclissi solare, che nel sogno mi muovo all’interno di un ospedale altrettanto onirico, costruito sulla zona collinare della città in cui vivo da sempre, almeno nei sogni ricorrenti che faccio da quando sono bambino. Una città sognata che conosco come le mie tasche, che ovviamente non esiste nella realtà ma della quale potrei tracciare la toponomastica, se qualcuno me lo chiedesse. Un sogno dentro un altro sogno, come scatole cinesi: forse, alla fine, in modi incomprensibili, i conti cominciano a tornare. Saprò dirvelo appena ci avrò capito qualcosa.

E insomma, negli ultimi tempi spesso mi sveglio intorno alle cinque di mattina, anche perché il gatto ormai ha deciso fin da subito che sono io la vittima sacrificale dei suoi giochi mattutini: e stamattina presto mi sono (ha) svegliato con la lama infuocata sopra l’occhio sinistro che prelude a uno dei peggio attacchi possibili di emicrania. Per cui subito in piedi, gatto sbattuto in terrazza e giù il triptano, in modo da fare le sette nelle condizioni meno peggiori possibili. In cielo c’era Venere, a est, appena sopra l’orizzonte, stagliata su un cielo quasi blu: uno spettacolo incredibile che vale il prezzo del biglietto, sempre e comunque.

Un secondo prima di rimettermi a letto ho realizzato, con un certo stupore, che non avevo un attacco di emicrania da quindici giorni e che mi sono persino dimenticato quando è stata l’ultima volta che sono andato in farmacia a comprare il triptano: roba che, in periodi di cambio di stagione come questo, è davvero tutto grasso che cola. E, visto che non sono stato un bravo paziente e ho smesso di tenere il diario degli attacchi dopo tre mesi che il neurologo mi aveva assegnato il compito, molti mesi fa, mi sa che userò anche per questo la Moleskina. Anzi, comincio subito: appena mi passa il freddo e il formicolio alle mani, accidenti al triptano.

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