Un caccia con il turbominchia in meno, per favore

Può darsi che Gino Strada non sia simpatico a tutti, con quell’aria da asceta e martire allergico a qualsiasi forma di palese buonumore: anche se, bisogna pur ammetterlo, con i drammi che hanno contemplato in questi ultimi anni le sue fosche pupille c’è sicuramente poco da ridere.

Può anche darsi che le cosiddette Quirinarie di Grillo e compari lo abbiano messo in difficoltà: perché Gino Strada è un medico, un medico vero, non di quelli che dirigono reparti, Scuole di specialità, ospedali, sanità provinciali, regionali o nazionali e nemmeno sanno come si cura un’orticaria.

Però una cosa è certa. Quando ieri sera l’ho sentito parlare di sanità da Santoro la sua lingua, come diceva il buon Tex Willer, non era biforcuta. Già, perché Strada ha detto una cosa semplice semplice ma dai contenuti sconvolgenti e rivoluzionari: alla domanda del giornalista su cosa avrebbe fatto da ministro della salute lui ha risposto, serafico, Abolirei il profitto sulla sanità.

Che detto così sembra niente, ma provate un po’ a pensarci. Voi, cittadini, pagate le tasse: e ne pagate oltre il 50% del vostro reddito, a quanto pare. Avreste diritto a una salute gratuita e invece vi hanno aumentato il prezzo del ticket: con la non trascurabile sfumatura che 46 euro otto anni fa non erano un problema per molti, mentre adesso farsi gli esami del sangue può voler dire che non riesci a pagare la bolletta del gas. Avreste diritto a una sanità con gli stessi parametri qualitativi in tutto il territorio nazionale, e invece ci sono oscillazioni mostruose non dico da macroarea a macroarea geografica, ma da ospedale a ospedale. E tutto questo perché si è deciso che i criteri di selezione del personale, a qualunque livello, non debbano essere basati sulla qualità dei singoli individui. Qualcuno prende abbagli mostruosi e nemmeno se ne rende conto: è convinto per esempio che la buona sanità la facciano le apparecchiature, o più in genere la tecnologia, e dimentica che puoi pure dotare un reparto periferico di Radiologia di una TC da 256 strati, ma se non hai un radiologo che la fa funzionare bene sono soldi spesi male.

Ma il profitto sulla sanità non è solo questo. Abolire il profitto in sanità vuol dire che la salute dei cittadini non può e non deve essere un affare in cui ci si guadagna e nemmeno in cui si va in pari: la sanità deve essere finanziata da altri settori, perdio, si può comprare un cacciabombadiere con il turbominchia in meno e finanziare sai quante attività sanitarie.

Abolire il profitto vuol dire controllo sugli sprechi, perché se voi aveste idea degli sprechi che ogni giorno vedo io nel mio quotidiano e inutile lavoro vi mettereste le mani nei capelli: e io lavoro in un ospedale di qualità superiore e in una regione in cui la sanità è mediamente superiore al resto d’Italia, figuratevi il resto come deve essere.

Abolire il profitto vuol dire togliere la sanità dalle mani dei politici, che ne hanno fatto merce di scambio, e rimetterla in quelle dei medici: che sanno quello che fanno, o almeno così si spera pur senza essere troppo ottimisti. Vuol dire controllare le influenze talora nefaste delle case farmaceutiche, razionalizzare le spese, ragionare in termini di medicina basate sulle evidenze e non sull’uzzolo degli specialisti di turno, perseguire una medicina sobria e rispettosa (come per esempio sostengono quelli di slow medicine), una medicina che si ricordi che al centro del sistema ci sono le persone e non i medici o i politici), proteggere non solo i pazienti dalla malasanità, che viene fin troppo facile alle bocche di qualsiasi demagogo di partito, ma anche i medici dai cattivi pazienti.

E poi vuol dire controllo, controllo sulla qualità del lavoro effettuato, delle spese vive, delle procedure: ma il tutto fuori dal contesto di iperburocratizzazione in cui ci muoviamo tutti noialtri, come se invece di un ospedale lavorassimo in un pantano di sabbie mobili.

Ma è chiaro: ciò che ho detto in modo così confuso, sull’onda di una rabbia che mi schiuma dentro ormai mesi, non è praticabile in un paese come questo, un paese in cui le sorti di noialtri sfigati cittadini vengono tuttora decisi in stanze buie, a ore tarde, senza controlli da parte di nessuno o con tentativi di streaming che, sinceramente, fanno ridere i polli.

7 Responses to “Un caccia con il turbominchia in meno, per favore”

  1. matteo ha detto:

    Perfetto, tutto condivisibile
    Abolire il profitto sulla Sanità, Ridurre le tasse per pagare la Sanità, eliminare Ticket troppo elevati e tumultuosamente incrementati negli ultimi anni.
    Lotta agli spechi di personale e macchinari.
    Redistribuzione delle risorse, un turbominchia in meno per un pò di Sanità in più.
    Aggiungerei che comprare una siringa dovrebbe costare ad una Asl o un ospedale solo 2 centesimi, invece può costare da 3 a 65 centesimi, mentre una protesi all’anca può variare da 284 a 2.575 euro da una Asl all’altra. E gli inserti di tibia si pagano da 199 euro fino a 2.479 euro, 12 volte in più.
    Tutte queste cose sono perfette e condivisibili.
    Ma io sono un pò stufo di sentir dire cose perfette e condivisibili per non vederle mai realizzate.
    Queste cose, caro Gaddo , non le devi dire a noi lettori del tuo diario o agli specializzandi oppure a me che non conto niente. Dev’esserci la possibilità di fare queste riforme attraverso una scelta democratica, che significa poter votare un programma di cambiamento in grado di mettere in atto le riforme che i cittadini onesti chiedono e meritano ,in quanto contribuenti (Campioni del Mondo di Tasse).
    Ma questa possibilità ci viene negata. E sono sempre gli stessi a comandare.
    Togliere la sanità dalle mani dei politici? Magari…

  2. Gaddo ha detto:

    @ Matteo

    Guardala da un altro punto di vista: in fin dei conti siamo noi cittadini, votando, a determinare il nostro destino. A me viene da ridere quando la gente fischia la Boldrini che presiede al funerale dei tre suicidi marchigiani: in fondo sta fischiando persone messe lì dal popolo, dunque in ultima analisi da loro stessi. Allora ripetere cose ovvie, riproporre soluzioni ideali a problemi reali, potrebbe avere lo scopo di tenere sul chi va là i cittadini: se io, addetto ai lavori, spiego le sfumature di un problema e indico le ovvie soluzioni, sto anche categorizzando un approccio politico a quel problema. Ovvio che un cittadino, di fronte a un programma elettorale, a quel punto possiede qualche strumento in più per capire ed eventualmente condividere ciò che gli viene proposto. Un blog come il mio, insomma, ha una funzione informativa e in un certo senso fa politica. Dipende da come l’internauta decide di adoperarlo.

  3. matteo ha detto:

    @ Gaddo,
    le cose non stanno proprio come dici tu e meritano una precisazione, ma non vorrei mai che questo tuo bellissimo diario si rovinasse dando troppo spazio a vicende extraradiologiche.
    Voglio solo ricordare che dal 2006 ad oggi è in vigore una legge per cui non viene data al Cittadino elettore la possibilità di poter esprimere la preferenza per un singolo candidato, si può votare soltanto per un partito che in secondo tempo decide quali siano gli esponenti da portare alla Camera oppure al Senato. Per via del premio di maggioranza alla Camera, il partito che vince anche di pochi voti sul secondo conquista Montecitorio con una supremazia schiacciante!
    Per il Senato sono previsti la bellezza di 18 premi di maggioranza su base regionale in contrasto con il principio dichiarato di garantire la governabilità.
    Facciamo un esempio dei giorni nostri: nelle ultime elezioni del 24 e 25 febbraio scorso, alla Camera il Partito A ha preso circa 8.689.000 voti e ottenuto solo 109 deputati, mentre il Partito B ha preso 44mila voti in meno e ben 297 deputati, per effetto della legge che premia fortemente i partiti che si presentano in coalizione.
    Al Senato, peggio ancora, ma non mi voglio dilungare. Per smentire definitivamente le tue affermazioni “in fin dei conti siamo noi cittadini, votando, a determinare il nostro destino o addirittura “in fondo sta fischiando persone messe lì dal popolo, dunque in ultima analisi da loro stessi” (cosa hai fumato?), potrei parlarti lungamente della triste vicenda di un famoso referendum che ottenne il 90,3% dei Sì all’abolizione del sostentamento pubblico dei partiti, venne abrogato per far contenti i Cittadini e subito dopo magicamente ristabilito diventando “contributo per le spese elettorali’ (stiamo parlando di cifre che oscillano tra i 50 e 100 milioni di Euro/anno per intenderci). Tre anni dopo, il finanziamento pubblico viene ripristinato con buona pace del volere del Cittadino. E qui mi taccio.

  4. Gaddo ha detto:

    Si, ma sta di fatto che l’entità che sceglie il partito, che a sua volta sceglie il deputato o il senatore, è il cittadino. In un modo o nell’altro il cittadino sceglie. E va informato sulle scelte di chi vota.

  5. matteo ha detto:

    Quanto sei testardo, vuoi sempre avere l’ultima parola e sei disposto ad arrampicarti sui vetri pur di avere ragione. Il Cittadino non sceglie i suoi rappresentnti (se non in maniera molto indiretta).
    Se non ti convinco io, almeno ascolta il primo Presidente della Repubblica ad essere chiamato ad un secondo mandato, oltre che il più anziano al momento dell’elezione nella storia repubblicana, che dice:
    “Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005.”
    (Giorgio Napolitano, discorso di insediamento 22 Aprile 2013)

  6. Gaddo ha detto:

    Mi sa che non ci siamo capiti.
    Tu hai scritto: (…) sono un po’ stufo di sentir dire cose perfette e condivisibili per non vederle mai realizzate (…).
    Io ho ribattuto che invece gli addetti ai lavori, qualunque sia l’argomento di cui si occupano, dovrebbero dirle con molta chiarezza, queste cose perfette e realizzabili: fosse solo perché così le persone, i cittadini, possono fare i confronti fra la realtà delle cose (raccontate dall’addetto ai lavori) e il programma politico di un partito X. Poi, alla fine, che il cittadino voti la persona o il simbolo del partito cambia poco. Qui si parla di contenuti politici, non di legge elettorale.
    L’unico punto che mi sta a cuore è che le persone siano informate: in sanità, anche dalle mie parti, vengono partorite boiate cosmiche che stanno facendo a pezzi l’intera architrave del sistema sanitario. Il mio modo di fare politica, attualmente, è spiegare le boiate con un linguaggio accessibile a tutti. Quando sarò ministro della sanità, un giorno, qualcun altro spiegherà al volgo le mie, di boiate.

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