Un caffè con il Blogger

Nei momenti difficili che viviamo, l’Italia ai tempi di internet ci regala un salto in un mondo che non c’è più, in un territorio franco che, a sentire i racconti degli anziani, in giorni remoti era abitato da gente solidale e animata da buona volontà. Come in un paese degli anni ’50 e ’60, dove ci si conosceva tutti e ci si dava una mano reciprocamente nei momenti di difficoltà.

Di quel mondo, che nella vita reale non esiste più perchè i vicini di casa fanno baccano fino a tardi infischiandosene dei vostri orari, o perchè l’uomo che vi ha venduto la casa ha mentito sui materiali da costruzione, o perchè sulle piste ciclabili è uso parcheggiare Suv da parte di energumeni tatuati, griffati e con la fronte inutilmente spaziosa, esiste una variante virtuale di cui un blogger come me, che pure parla (quasi sempre) di argomenti tecnici, non può tacere.

Perchè si tratta di una rete di conoscenze, quella dei vari blogger in giro per la Rete, che in qualche modo riesce a colmare la carenza affettiva degli amici veri sparsi per la penisola e sovente per il mondo, e per certi versi limita anche la deriva schizofrenica di un’esistenza casa-lavoro e lavoro-casa, che è quella che la stragrande maggioranza di noi medici ospedalieri conduce, consapevole o non, per tre quarti della settimana e a volte per l’intera settimana, quando ci tocca il weekend di guardia.

E allora un consiglio: fatevi un bel giro di blogger, andateli a leggere ogni giorno, se riuscite, e stupitevi tutte volte di come riescano a esprimere in maniera così chiara e lampante idee e sensazioni che sono pure le vostre, anche se voi non siete mai riusciti a dare loro sostanza e forma.

Ed è incredibile che persone di cui non conosci nemmeno il viso possano diventare familiari, e di come leggere il post quotidiano equivalga a prendere un caffè insieme discutendo del più e del meno (come forse accadrebbe se le distanze non fossero proibitive). Anche se, a sentirci lagnare di come va il mondo, qualche anima pura oggi come oggi potrebbe stigmatizzare le nostre parole: perchè si sa, se non ti vanti delle tue prodezze genitali in pubblica piazza, non parcheggi il Suv sulle striscie pedonali e non partecipi ad amene gite in campagna dove ti si promette il nulla, ma a voce molto alta, non puoi lamentarti di nulla. Perchè non sei un cittadino stufo marcio dello stato delle cose, ma solo un radical chic.

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