Un dolore da morire

La chiamavano “nevralgia dei suicidi”: perché il dolore della nevralgia del trigemino è talmente insopportabile che chi ne era affetto, in epoche in cui non erano ancora a disposizione terapie efficaci e nemmeno farmaci antidolorifici, preferiva togliersi la vita che continuare a soffrirne.

Non è una malattia infrequente quanto si possa credere, e non ne sono stati immuni personaggi celebri: Giulio Cesare, pare, Carlo Magno, Galileo Galilei. In tempi più recenti, Cassius Clay; ma in quel caso ci piace pensare che la responsabilità fosse dei cazzottoni che si era preso in faccia, e non di altro. Una nevralgia meno nobile, insomma, a misura di chi pratica la cosiddetta nobile arte.

Perché ne parlo? Perché é accaduto anche a me, di recente: per colpa di una carie penetrante di cui non mi ero accorto fino all’insorgenza, appunto, di una nevralgia del trigemino. E quindi, ancora, perché ne parlo? Perché in questo post avevo parlato del dolore e dei suoi motivi, sforzandomi di astrarre l’universale dal particolare. Ma avevo fatto i conti senza l’oste, ossia senza mai aver provato il padre di tutti i dolori. Adesso che ho ottenuto questo privilegio, la mia comprensione del problema si è allargata. Esistono dolori, in natura, talmente spoporzionati che l’unico pensiero possibile in quei momenti è il seguente: per quanti peccati io possa aver commesso nella vita non esiste colpa che giustifichi un castigo del genere. Cioè: la sofferenza è talmente enorme da essere completamente spoporzionata rispetto a qualunque altro dolore uno possa aver provato nella vita. E’ un dolore talmente enorme, talmente concentrato, talmente puro, talmente resistente a qualunque antidolorifico, talmente privo di senso e di giustificazione che se ce l’avesse qualcun altro sarebbe interessante contemplarlo da un punto di vista puramente scientifico. Invece riesci solo a piangere, quando arriva l’attacco acuto, e a desiderare che qualcuno ti strappi i denti e già che c’è anche la mascella; e per fortuna hai portato con te gli occhiali da sole, così nessuno per strada se ne accorge.

E con il tempo, quando la sofferenza non è che diventi più sopportabile, che è impossibile, ma almeno ne hai esplorato in lungo e in largo estensione e possibilità e dunque la vigliacca non può più coglierti di sorpresa, scopri che il dolore ti sublima, ti trasporta in un universo parallelo dove non esiste altro che te stesso e il dolore; e che per liberarti del dolore, appunto, saresti disposto a rinunciare persino a te stesso.

Adesso, che ho curato il dente e dovrò accendere un mutuo per pagare il mio dentista, tutto sembra passato: il dolore sordo che avverto ancora adesso dove avevo la radice marcia mi sembra quasi consolante, il regalo di un Dio misericordioso. Insomma, quando si dice la relatività dei punti di vista.

10 Responses to “Un dolore da morire”

  1. mollybloom82 ha detto:

    L’argomento “dolore” mi sta molto a cuore in quest’ultimo periodo! Chissà perché 🙂

    Ma scusa, non per farmi i fatti tuoi ma…lo paghi davvero il collega dentista?

  2. Gaddo ha detto:

    Beh, un conto è chiedere un parere all’otorino, per dire, un conto al dentista. Nel mio caso il dentista avrebbe dovuto lavorare dieci ore per ricostruirmi il dente: e allora va bene il collega, ma non puoi neanche chiedergli troppo. Io a fare un’ecografia alla moglie del dentista ci metto dieci minuti, in fondo.

  3. squabus ha detto:

    io lo so che tu non hai bisogno di conferme, feed back, complimenti
    (per lo meno cosi’ a me pare, ma magari mi sbaglio di grosso !?)…
    pero’ lo stesso a me viene da fermarmi qui e dirti che mi piace davvero tanto leggerti.

    …sara’ anche l’insonnia mattutina che mi fa piu’ “sdolcinata” o forse questa deformazione-non-professionale che mi porto dietro, ma questa mattina volevo proprio ribadirlo : )

  4. Gaddo ha detto:

    @ Molly

    Il mio dentista, invece, come la stragrande maggioranza dei dentisti, il dito lo taglia a me se non pago.

  5. Gaddo ha detto:

    @ Squa

    E’ vero, il feedback per me non è vitale. E sarà la plumbea piovigginosità pomeridiana che mi rende sdolcinato, ma più che il complimento mi fa piacere l’affetto che traspare dalle tue parole. Che poi è ricambiato, anche senza conoscerci di persona.

  6. Gaddo ha detto:

    @ Squa (ancora)

    Dimenticavo: se ne hai bisogno, non ho solo qualche consiglio da darti. Ne ho un mare! Sia per maschietti che per femminucce. 🙂

  7. squabus ha detto:

    🙂

    Gaddo grazie! Ma la cosa piu’ grave e’ il non sapere bene quali consigli abbiamo bisogno di chiedere…
    tu mi sai consigliare, quali consigli dovrei farmi dare?
    Intanto -molto emozionati- andiamo avanti un po’ a sensazione, cercando anche di ragionare, certamente.
    Soprattutto ascoltiamo!

  8. drkrishna75 ha detto:

    Hai tutta la mia comprensione…. un anno fa ho vissuto la tua stessa esperienza a causa di un ascesso di un maledetto settimo (questo dopo aver tolto un maledetto ottavo incluso ed in mesoversione!). Insorgenza improvvisa di un dolore talmente forte che durante la notte davo le capate contro il muro e piangevo, un dolore più intenso di quello del parto (anche perchè non era finalizzato a nulla!) che mi costrinse a decidermi ad andare in PS…. il MIO PS (che adesso è il mio ex-PS… sigh sigh… ma questo è un altro discorso) saltando tutte le attese del triage per finire direttamente nel mitico letto n. 3 dell’osservazione medica. La cosa divertente (detto ovviamente con la lucidità del poi, perchè in quel momento credimi non capivo nulla!) fu convincere i colleghi del PS che stavo veramente male (abituati a vedermi sempre come la radiologa allegra e scherzosa…!!!). E comunque dopo ben due fiale ev di un noto antidolorifico (acqua fresca) passammo direttamente ad un altrettanto noto farmaco oppiaceo, l’unico in grado di placare in parte la mia sofferenza, per poi affidarmi alle preziose mani di un amico dentista (che non ha preteso neanche un centesimo….)

  9. Gaddo ha detto:

    Le capate sul muro mentre piangi… tu si che puoi capirmi, allora. 🙂

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