Un minuto di vergogna

Il grido di aiuto di giudicato, lanciato nel suo commento all’ultimo post, suona come un atto di irrefutabile condanna del Sistema Radiologia nel suo complesso. Ed è condivisibile, come negarlo, a partire dalle scuole di specialità: nelle quali non si è mai riusciti, nel corso dei decenni, a impostare programmi di formazione omogenei a livello nazionale e che non dipendessero dalle paturnie spesso prive di spessore culturale del direttore di turno; e nelle quali la crescita qualitativa dell’insegnamento non è mai andata di pari passo con la crescita della tecnologia radiologica, forse perchè non c’è stata molta cura nella scelta di chi in università deve operare (lo dico chiaramente, così non ci sono fraintendimenti: l’università non dovrebbe essere una tana in cui ci si imbosca o una piattaforma per catapultarsi a far marchette nel privato, ma una turris eburnea dove professionisti preparati e appassionati insegnano il mestiere ai ragazzi più giovani. Punto e basta, chi ha orecchie per intendere intenda).

Ma il fallimento riguarda anche il dopo, su questo non c’è dubbio. Il radiologo che galleggia in acque basse fino alla pensione, partecipando all’opera del refertificio senza mai porsi una sola domanda sulla reale qualità del suo lavoro, è la regola e non l’eccezione: in questo il nostro specializzando ha ragione da vendere. Ma qui si sconfina in altri campi, in situazioni che, come dico sempre, hanno a che fare non con l’idea platonica di radiologia che tutti noi abbiamo in mente, ma con la pasta di cui siamo fatti. Personalmente, vivendo la mia attuale esperienza lavorativa in un ambiente estremamente motivante e motivato, ho scoperto che nemmeno la motivazione possiede sufficiente attrazione gravitazionale, e che il gruppo si sgrana per mille motivi. Tutti legati alla nostra attenzione alla Qualità, al piacere di svolgere il proprio mestiere, alla voglia di studiare e mettersi in discussione, alla capacità di lavorare con gente meno brava o più brava di te. Alla pasta di cui siamo fatti, in definitiva: un materiale complesso, poco elastico, sul quale è dura fare progetti e che poco si presta alla manipolazione costruttiva. Se un radiologo è pigro, o svogliato, o si sente vittima del sistema, o non ha forza e coraggio per mettersi in discussione con i colleghi più giovani, c’è ben poco da fare. Esiste una zona oscura in cui ciò che produciamo, come persone e come professionisti, dipende da ciò che siamo e che siamo diventati, e non ne ha colpa l’ambiente esterno. Se uno lo capisce da solo è un bene, e ci sono i margini per una crescita ulteriore, se no pazienza: è il sistema stesso a espellere queste persone nel momento in cui il collega giovane smette di chiedergli consiglio o il collega di altro reparto butta via il loro referto e mostra l’esame a un altro radiologo di cui invece si fida. Il bello del mestiere di Radiologo è proprio questo: che non puoi bluffare e non c’è alcun modo di confondere le menti altrui con discorsi fumosi. E’ parecchio rischioso fare gli Sgarbi della radiologia perchè per te parlano non le parole che dici nè il tono che usi per dirle, ma quelle che scrivi nel referto.

Quindi alla richiesta di aiuto di giudicato, che (credetemi) davvero mi ferisce profondamente, io non so esattamente cosa rispondere: se non che la scelta della specialità, del lavoro e in definitiva del proprio destino, non può che dipendere dalle nostre inclinazioni personali. Il mondo di fuori, come tutti prima o poi scopriamo a nostre spese, trama per fare a pezzi il nostro entusiasmo e allinearci al minimo sindacale: dunque le motivazioni, se esistono, devono essere trovate dentro di noi. Se il sistema funziona bene, ossia se la scuola di specialità ci insegna il mestiere, i colleghi sono gentili e disponibili e l’ambiente lavorativo ci fa crescere per osmosi, tanto meglio. In caso contrario pazienza: io in specialità mi imbucavo come un ladro nei bagni, il pomeriggio avanzato, quando il lavoro finiva e volevo studiare. Perché lo facevo? Ma perchè il mio professore, inspiegabilmente, non voleva che studiassimo in reparto, anche quando si oziava in massa. E allora bisognava eludere il controllo e imbucarsi: qualcuno a casa propria, o in centro a bere lo spritz con gli amici, qualcun altro nei cessi a studiare. Però vi assicuro che quegli anni di studio (ho studiato tanto in reparto, e sempre di nascosto; la notte al tempo era fatta per uscire e divertirsi, non per studiare o scrivere i post di un blog) sono stati molto fruttuosi. Poter dire di aver letto pagina per pagina i 3 volumi dell’Emmett sull’urografia a qualcuno parrà vanagloria; eppure più di una volta questa vanagloria mi ha salvato le chiappe laddove, nel momento di difficoltà, è riemersa dall’hard disk cerebrale in cui era nascosta proprio l’informazione che mi serviva.

Insomma, io credo che mai come in campo medico-radiologico l’uomo sia misura di tutte le cose. Il destino o il caso hanno riservato ai radiologi un ruolo di assoluta centralità nella medicina moderna. Invece ciò che accade, e ancora una volta giudicato ha ragione a denunciarlo, è che restiamo in gran parte quelli che eravamo anni addietro: quando la tecnologia radiologica era primitiva e i radiologi venivano considerati meno che spazzatura. Ossia: per lo più restiamo stolidi descrittori di immagini tecnicamente prossime alla perfezione, marginali gestori del paziente (o dovrei dire meri esecutori materiali, forse), e riusciamo persino a essere tronfi del nostro inesistente status di fotografi per conto terzi. Insomma, se posso dirlo con poche parole, direi che il commento di giudicato colpisce nel segno, colpisce duro e dovrebbe indurci non dico a rivedere tutta la nostra impostazione professionale, ma quantomeno a farci vergognare come dei ladri. Perchè se è questo il viatico che lasciamo a chi ci seguirà e che adesso sta imparando a camminare sui nostri passi, beh, c’è poco da esserne fieri. E molto, ripeto, molto da vergognarsene.

E allora cosa altro posso dire, al nostro specializzando? Forse che il suo destino è nelle sue mani, e il modo in cui interpreterà il ruolo di radiologo dipenderà solo da lui. Per quanto una scuola possa traviare le giovani menti, esiste sempre una capacità innata di discernere il giusto dall’errato: si chiama coscienza e affonda le sue radici nell’intelligenza di ognuno. Un radiologo è clinico se la sua mente è clinica. Se invece ragiona come un impiegato del catasto, beh, allora lavorerà come un impiegato del catasto. E  invece noi siamo medici, perdio, e potenzialmente anche dei più capaci: perchè noi abbiamo sempre la controprova del nostro lavoro e della bontà dei nostri ragionamenti. Perchè noi abbiamo il privilegio di ragionare non solo sulla clinica, come gli altri, ma anche sulle immagini. La nostra forma mentis è per forza di cose più aperta e flessibile, anche se la usiamo male.

Insomma, io non ho la ricetta per cambiare lo stato delle cose: non saprei dire in che modo la formazione universitaria possa riacquistare la qualità che ha inesorabilmente perso negli ultimi decenni nè in che modo la politica societaria dei radiologi possa ridare valore alla pluralità delle voci, invece che blindare ogni possibile disputa interna. Non capisco perchè il sistema resiste strenuamente allo svecchiamento, e da parte mia non sono mai riuscito a risvegliare i cadaveri prendendoli a calci sulle costole; anche se ci ho provato spesso.

Ma una cosa la so, e bene: la passione e l’amore per il proprio mestiere pagano. La volontà di costruzione, in reparto e nei rapporti interdisciplinari, paga. Mettersi in discussione paga. Rispettare i pazienti, e ascoltarli con attenzione, paga. Leggere un articolo scientifico, invece che guardare Carlo Conti in tivù, paga. Fare a pezzi le proprie certezze e ribaltare i punti di vista dai quali ogni giorno refertiamo i nostri esami radiologici paga. Condividere i propri casi con i colleghi paga. Tutto ciò costa fatica, è vero, ma la fatica ripaga con gli interessi.

E adesso scusatemi, ma devo andare in camera a osservare un minuto di vergognoso silenzio.

9 Responses to “Un minuto di vergogna”

  1. giudicato ha detto:

    Ciò che mi rammarica è che con la mia polemica ho offeso coloro che ogni giorno fanno di tutto per cambiare le cose lottando contro i mulini a vento…persone eccezionali sia sotto l’aspetto professionale che umano (in cui includo te, Gaddo, anche se non ti conosco di persona…ma il blogging ha un potere immenso nell’ avvicinare gli spiriti).
    Mentre il messaggio era rivolto a chi non è ovviamente in grado di receperilo, cioè quei baroni autocommemoranti(e relativi vassalli…) che hanno paura di insegnare l’arte di cui sono forieri.
    Il mio è stato uno sfogo, scritto di getto, perchè questo sistema umilia i miei sforzi ed i miei sacrifici.
    Probabilmente avevo idealizzato il ruolo del radiologo nella medicina moderna. Di sicuro è un problema da attribuire più a me ed al mio modo di affrontare le cose che al resto.
    Parlando con colleghi specializzandi in altre discipline ho altresì notato la loro delusione nei confronti della didattica e della svogliatezza di chi li dirige; ma c’è una “piccola” differenza con noi radiologi: a loro il sorriso di un paziente può risollevargli una giornata difficile, come un cioccolatino regalato, come due chiacchiere scambiate quasi in amicizia…
    Sicuramente ho sbagliato e non ho ben ponderato le mie scelte. Comunque cercherò di andare avanti con la passione e la voglia di migliorarmi per non lasciare nulla al caso e riuscire ad affrontare le sfide più difficili.

    • giudicato ha detto:

      Ti ringrazio per aver ascoltato il mio libero sfogo ponendo oltremodo ottimi spunti per una riflessione più profonda su dove vuole arrivare la radiologia ed in che modo trascinerà con sè l’intera Medicina. Soprattutto in questi tempi cupi di crisi socio-economica dove ci saranno, ne sono sicuro, cambiamenti epocali nella gestione sanitaria. Sperando che non venga intaccato il Diritto alla Salute sancito dalla nostra Costituzione…

  2. Gaddo ha detto:

    No, non mi hai assolutamente offeso. Ferito si, ma nel modo in cui può ferire il bimbo che durante la parata urla che il Re è nudo: senza malizia, senza cattiveria, solo perché si sta dicendo la pura e semplice verità.
    Due sole aggiunte volanti. La prima è che tu non hai affatto idealizzato il ruolo del radiologo nella medicina moderna. Non solo il ruolo è quello che tu hai già intuito, ma addirittura quel ruolo siamo lontani dal realizzarlo pienamente. Vuol dire che c’è ancora tanto da fare, ed ecco perché noi stessi siamo misura di tutte le cose: perché quel genere di progressione dipenderà da noi radiologi. Anzi, dipenderà da quelli della tua generazione; perché io, alla tenera età di 43 anni e nonostante continuino a dirmi che sono ancora troppo giovane per quasi tutto quello che ci sarebbe da fare, già comincio a sentirmi oltre frontiera.
    E poi non credere che il contatto con i pazienti possa essere poco soddisfacente per noi radiologi. E’ una cosa che adesso non immagini ma che con il tempo ti sorprenderà. Quando un paziente ti chiama dall’altro capo d’Italia perché il controllo vuole farlo proprio con te e con nessun altro, e dopo qualche anno cominci a conoscerlo più che bene, altro che cioccolattini. Si crea un legame che a momenti non hanno neanche con il clinico di riferimento.

  3. antonio.bellezza ha detto:

    A questo punto intervengo . Tutti avete ragione ma se sono le aziende che ci dirigono e spesso ricattano a obbligarci ad accettare qualsiasi esame venga richiesto, senza capo ne piedi (fallo, che ti costa)cosa dobbiamo fare? come comportarci quando siamo certi che un procedimento diagnostico è errato ma dopo una telefonata all’URP siamo minacciati di ritorsioni e obbligati ad abolire qualsiasi professionalità per eseguire una megacazzata con referto incerto? Ma incerto lo era dall’inizio, lo sapevamo da prima che non c’era possibilità di refertare in modo compiuto.
    Oggi ho fatto una ecografia “padiglione auricolare” e che pensate che abbia fatto? l’ho fatta con referto di “formazione ipoecogena di 8 mm di incerta natura. Si consiglia biopsia.
    E la vogliamo smettere di accettare richieste di “addome completo”. Io rispondo da anni “l’esplorazione panoramica dell’organo addome ha dato il seguente esito…..”
    Che vuol dire addome completo?
    Che vuol dire addome superiore o inferiore?
    E le TC senza contrasto per demenza?
    Ho provato arimandare talòi richieste ma dopo dieci minuti sono stato raggiunto da telefonate dell’azienda che mi obbligavano ad eseguire l’esame.
    Risultato: tengo famiglia. e che mi si liberi prima possibile di queste umiliazioni professionali.
    E poco hanno da dire i medici di base.
    Con le dovute eccezioni sono loro i principali responsabili del dissesto radiologico.

    • Gaddo ha detto:

      @ Antonio

      Sarò sincero: le poche, pochissime volte in cui qualcuno dell’Amministrazione mi ha telefonato per ottenere una prestazione che non ritenevo appropriata/urgente e che avevo respinto al mittente non ha avuto soddisfazione. Una volta, in particolare, fui chiamato da una segretaria molto supponente, che (ne sono fortemente convinto) ancora ricorda la mia risposta (e si che mi picco di essere un ragazzo molto educato). In quella circostanza l’esame fu poi chiesto al collega del pomeriggio, e purtroppo fu ottenuto: ma il collega era all’oscuro della vicenda mattutina. Insomma, io non conosco la tua realtà ma di una cosa sono sicuro: nessuno può obbligare un medico a eseguire una prestazione che lui ritenga inappropriata. Che poi dal giudice ci andiamo noi, una volta tanto.

    • Gaddo ha detto:

      @ Antonio

      Per inciso, con le dovute eccezioni, sono d’accordo con te.

  4. antonio.bellezza ha detto:

    Se non vuoi farla scrivilo

    Giornata radiologica di un radiologuccio di periferia

    Caro gaddo, approfitto del tuo stupendo blog per uno sfogo.

    La giornata comincia con una magnifica “eco terzo dito mano dx” senza alcuna motivazione. Una microscopica cistina di 4 mm del tendine flessore superficiale (forse). Non ho sonde adeguate e ho usato un distanziatore.

    Poi le solite 15 ecografie senza motivo comprensibile. Ma mica le posso rinviare tutte al curante! L’azienda si offende.

    Passo alla diagnostica Rx (ora ho la TC in avaria)

    Colonna in toto per sospetta frattura eseguita a Cascia (sic) e refertata in teleradiologia. Non lesioni traumatiche.

    Poi lo stesso nome a Norcia. Rx torace e Rx coste.

    Il CUP, stupenda invenzione regionale, ha mandato una paziente di Foligno prima a Cascia poi a Norcia nello stesso giorno. Ma il medico sono sempre io.

    Per fortuna parlo con la paziente, giovane e consapevole.

    Non ha avuto alcun trauma. Il problema è una “toracalgia” come dice il curante. SOB toracalgia.

    Davanti ad una serie di esami negativi, apprendo che la paziente è affetta da LES.
    Le faccio una ecografia toracica con reperto di versamento pleurico minimo ma presente da prendere in considerazione in pte con LES.

    Cosa dovrei scrivere o dire al medico “di famiglia”??

    La giornata finisce con uno stupendo Rx orbite dal pronto soccorso per una minima lesione da trauma (un taglietto di 1 cm) in sede parietale dx.

    La dr.ssa del PS mi dice : se la vuoi fare falla, altrimenti scrivi che non la fai e per me è lo stesso. Preciso che la donna “traumatizzata” stava benissimo e aveva bisogno solo di due punti per il taglietto peraltro parietale .

    Se vuoi fare falla, altrimenti scrivo che non l’hai voluta fare.
    Ma che schifo.

    Comunque questa è la realtà quotidiana.
    E sono radiologo dal 1985.

    Ciao Gaddo.

  5. giancarlo ha detto:

    Primum non nocere? No, primum culum parare…

  6. Gaddo ha detto:

    Aggiungo un’altra cosa: mi piacerebbe tanto sapere, quasi tre anni dopo, che ne è di Giudicato, se ha cambiato idea, se la sua realtà è sempre così drammatica. Se ci sei ancora, Giudicato, batti un colpo!!

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