Un regalo di Natale

Questo blog è un regalo di Natale di un caro amico.
No, che dico: di un fratello, perchè quando si milita nella stessa cavalleria spirituale si è fratelli, e non altro.
Io però ho accettato il dono con una certa perplessità . Mi sono chiesto: tanta gente scrive già su Internet, che bisogno c’è che un medico radiologo qualunque si infili in un blog e racconti fatti di cui non frega niente a nessuno? In un momento storico in cui tacere e meditare sarebbe la cosa più saggia, che faccio, salgo anch’io su uno scranno e mi metto a fare prediche al mondo?
Poi però ho pensato che non c’è nessun motivo di pontificare, e che forse un blog è il modo più semplice per fare quello che preferisco: raccontare storie.
Che poi è esattamente, e qui rischio il paradosso, quello che cerco di realizzare nel mio lavoro di ogni giorno. Cioè raccontare le storie delle persone anche attraverso uno strumento all’apparenza freddo e asettico come il referto radiologico.
Anche perchè il radiologo è proprio il medico che le persone sentono meno vicino. Fatta la banale lastra al torace, l’ecografia, la Tac o la risonanza magnetica, il radiologo torna nell’ombra e per voi resterà nient’altro che una firma in calce a un referto, quel signore di cui nemmeno conoscete la faccia e che vi ha diagnosticato una malattia di cui avreste fatto volentieri a meno (oppure no, a volte vi ha tranquillizzato con un sorriso stanco e vi ha detto che è tutto a posto).
Non so ancora cosa farà di questo blog.
Ma una cosa è certa: racconterà storie di pazienti, storie di medici.
Storie di uomini e donne che, come tutti, fanno quello che possono per tirare avanti.
Un giorno alla volta.

2 Responses to “Un regalo di Natale”

  1. Emiliano Bruni ha detto:

    Salve. Sono arrivato a questo articolo dopo aver snocciolato, in un paio d’ore tutti i suoi articoli e già questo la dice lunga sull’impressione che mi ha fatto leggere le sue riflessioni e il resoconto di alcuni momenti del suo lavoro.
    Ho a che fare marginalmente con la sanità (faccio il soccorritore volontario in una pubblica assistenza) e mi trovo quindi ad avere a che fare, giorno dopo giorno, con l’ampissima gamma di atteggiamenti che medici, infermieri e soccorritori hanno nei nostri confronti e nei confronti del paziente.
    Da chi ti guarda dall’alto verso il basso come se tu neanche esistessi, da chi neanche ti ascolta quando cerchi di riassumere la patologia del paziente e l’evolvere dei suoi parametri vitali dal momento del primo approccio fino al trasporto al P.S. e da chi invece, e per fortuna ce ne sono, ti interroga per filo e per assorbire da te tutte le informazioni che, in pochi minuti, sei riuscito a ricavare dal paziente, dai familiari e dalla scena dell’evento.
    Ed è per questo motivo che, anche per tutti gli altri suoi colleghi che, come lei, mettono la passione in questa vostra professione, io la ringrazio dal profondo del mio cuore sia per la missione che compie sul posto di lavoro sia per questo blog che spero abbia vita lunga e costante.

    P.S.

    Ovviamente il suo blog va di filato nella lista dei miei feed che leggo giornalmente.

  2. Gaddo ha detto:

    Grazie a te, piuttosto (mi scuso in anticipo per il tu, ma internet ci rende d’ufficio parte della stessa cavalleria spirituale, e dunque). Se devo essere sincero, ma sincero fino in fondo, complimento come i tuoi mi imbarazzano sempre un pò: perchè credo che l’impegno che profondo nella mia attività quotidiana sia dovuto. Dovuto, punto e basta: perchè è il mio lavoro, perchè l’ho scelto io tra un miliardo di altre possibilità, perchè mi piace da morire fare il medico, perchè mi pagano per farlo, perchè la qualità prodotta fa la differenza nelle nostre piccole vite.
    Piuttosto condivido il tuo fastidio verso chi, come racconti, ti guarda dall’alto in basso come se nemmeno esistessi: è gente che della vita non ha capito molto, figuriamoci di questa professione.
    Benvenuto.

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