Una volta nella tua vita la troverai una che farà girare il tuo cuore

Visto che siamo in tema, eccovi una seconda storiella zen.

Nan-in, un Maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in servì il the. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il the, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n’entra più!».

«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?».

L’interpretazione classica della storiella zen è chiara e non starò a perderci troppo tempo su. Ma c’è una possibilità interpretativa differente, che nasce da contingenze presenti e intuizioni di persone assai care, che si può raccontare solo con una storia zen che abbia gli stessi protagonisti.

Il professore, non soddisfatto della metafora della tazza di the, decide che vuole ancora parlare dello Zen con il Maestro. Per dimostrare la sua tesi gli viene in mente una fantastica metafora, o almeno a lui così pare: e allora si presenta da Nan-in con due bicchieri d’acqua, uno per mano. Si inchina educatamente a Nan-in e appoggia sul tavolo, davanti a lui, i due bicchieri.

Uno è pulito: Nan-in riflette a lungo, guarda il professore negli occhi, poi ci versa dentro tre gocce di acqua e l’acqua si intorbida immediatamente.

L’altro è colmo di acqua sporca: Nan-in riflette a lungo, guarda ancora il professore negli occhi, poi ci versa dentro tre gocce di acqua pulita. L’acqua rimane torbida.

Allora Nan-in, senza più indugi, prende la caraffa d’acqua e ne versa di nuovo una gran quantità nel bicchiere, fino a farlo traboccare, perché sa bene che quello è l’unico modo in cui l’acqua del bicchiere potrà tornare pulita. Spargerà un po’ d’acqua sul tavolo, che poi gli toccherà asciugare, e sarà guardato ancora come un matto dal professore: ma l’acqua del bicchiere tornerà pulita.

Il professore sgrana gli occhi e comprende la metafora, o forse no.

Quello che il professore non capirà mai, dovesse campare mille vite, è quanto segue: a Nan-in importa una sega che lui abbia compreso o meno lo Zen.


La canzone consigliata per la lettura del post è “Arthur’s theme”, di Cristopher Cross (1983). Ve la propongo perché è Spotify ad averla scelta per me, in questo preciso momento, e ricordando la prima volta in cui l’ho ascoltata, molti anni fa, ballando un lento con una ragazza di nome Claudia che non so più che fine abbia fatto, credo che vada bene così.

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