Un’estate un po’ più dura, qualche figlio e la paura di chi non resiste più da Orte in giù

Come sapete, il congressone nazionale SIRM è ormai alle porte. Il grande carrozzone sta per partire e ancora una volta il vostro affezionatissimo blogger, che questo giro ha davvero molti impegni istituzionali, cercherà di raccontarvi tutto a suo modo. Ma quest’anno la narrazione incomincia prima di partire per Napoli, e incomincia per mano nientepopodimeno che di un Presidente SIRM: Alfredo Siani. Il quale mi ha inviato in mattinata le righe di seguito, appena sotto il mio preambolo: leggendole ho immaginato la sua voce e il suo sorriso ironico, e non vi nascondo che ho sorriso parecchio. Anche perché Napoli, per chi ancora non lo sa, è più o meno casa mia: io sono nato più a nord, dove i Borboni andavano a villeggiare, ma quella è la mia cultura e la lingua che loro parlavano è la mia lingua. Quantomeno, la lingua nella quale ancora adesso penso: specie quando sono arrabbiato. Per cui vi lascio al Presidente, e buona lettura. Noi ci vediamo, o ci risentiamo, al congressone 2016.


Caro Gaddo,

il congresso nazionale a Napoli è alle porte e io approfitto del tuo blog per dare ai tuoi lettori indicazioni che, visto il mio ruolo, ufficialmente non potrei fornire.

Come tu sai, sono da sempre un sostenitore dei congressi itineranti: perché il congresso nazionale è la festa della radiologia, è il potersi rincontrare, è il vedere posti nuovi; per questo motivo vi do alcune raccomandazioni amicali in modo che possiate godere della nostra città.

Primo suggerimento è non mettere al polso Rolex e/o Cartier; i napoletani, è cosa nota, sono collezionisti di tali orologi e quindi non possono resistere alla tentazione di appropriarsene appena li vedono. Non li mettete ed evitiamo problemi inutili.

Il programma del Congresso è molto vario ed interessante, ma ritagliatevi degli spazi per visitare la nostra città, cercando di capirne la storia. Visitare il museo di Capodimonte, il Museo Nazionale, le catacombe di San Gennaro, la Napoli sotterranea, il tunnel borbonico, il Museo di San Martini, La Floridiana è sicuramente molto interessante, ma io vi consiglio di partire da Piazza Dante e di passeggiare per i Decumani, visitando le chiese e i palazzi che incontrerete sul vostro cammino e gustando babà e sfogliatelle che vi tenteranno a ogni angolo. Una tappa obbligata è il Duomo dove ci sono le reliquie di San Gennaro con il famoso tesoro e la teca del sangue (che però si scioglie il 19 settembre), la chiesa di San Domenico maggiore, il monastero di Santa Chiara e la chiesa del Gesù nuovo con la tomba di San Giuseppe Moscati, famoso medico santo napoletano da cui io andavo a raccomandarmi prima di ogni esame!!

Se avete tempo, sempre nella stessa zona, c’è la farmacia degli Incurabili. Solo un rapido passaggio per San Gregorio Armeno dove ci sono i famosi negozi di pastori. Evitate di fare escursioni nelle Isole, ne avreste solo una visione parziale e del tutto sommaria, a meno che non ci restiate almeno 3 giorni. Pompei ed Ercolano si possono vedere, ma perdereste un giorno intero. Le pizzerie più o meno sono tutte buone, ma se volete la vera pizza napoletana vi consiglio Michele alle Mura Greche vicino Forcella: dove, su tavoli di marmo, vi faranno degustare solo due tipi di Pizza (Margherita o Marinara).

Questi sono i pochi consigli che mi sento di dare: prendete Napoli per quella che è, con le sue criticità ma anche con la sua bellezza; se venite prevenuti è meglio che rimaniate al Congresso a fare “scienza”. Ma avrete perso un’occasione.

Se avete richieste approfittate di me, a patto che non manchiate alla Tavola Rotonda sul radiologo invisibile sabato pomeriggio!

Un abbraccio a tutti.

Alfredo Siani

La canzone della clip è “Ma che ho”, di Pino Daniele, tratta dall’album “Vai mo’” (1981). Lo so, avrei potuto fare la scelta più semplice e farvi ascoltare “Napule è”, e invece ho preferito una delle canzoni più drammatiche, e difficili, di Pino Daniele. Non cercherò di spiegarvi il testo: solo chi ritorna a casa da molto lontano, come emigrante o comunque residente altrove, può capire perché diavolo non si resiste più da Orte in giù.

2 Responses to “Un’estate un po’ più dura, qualche figlio e la paura di chi non resiste più da Orte in giù”

  1. aura ha detto:

    Grazie degli ottimi consigli , di Napoli andrebbe sicuramente esaltata la bellezza , la cultura , proprio come ha fatto il Prof.
    Alle cronache c’è tutt altro.
    Per me , che sono milanese, Napoli e ‘ paragonabile a Rio de Janeiro che una città fantastica , di una bellezza sconvolgente .
    A Napoli la vita ti entra nelle ossa , tutto è animato e corale , connesso e interdigitato nel grande disegno dell ‘ esistenza .

  2. Gaddo ha detto:

    Spero che questo Congressone serva anche a questo, allora: a togliere dalla testa di tutti l’idea di una città sporca, malata, in fin di vita. Napoli è stata la capitale di uno stato, e potrebbe esserlo ancora.

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