Uno dei mille perché: l’ecografia

 

Marco, specializzando in Radiologia, mi ha scritto una e-mail dal tono molto deciso. Ve la propongo di seguito, con il suo permesso, anche se potrebbe essere riassunta tutta nella seguente frase: ma perché diavolo i non radiologi fanno ecografie?

(…) Perché l’ecografia non e’ nostra prerogativa assoluta? Forse siamo una categoria di coglioni (pardon)? Cardiologi a parte che vogliono rubarci TC e RMN cardiaca (e hanno ragione, del resto se refertano ecocardio perché non refertare TC e RMN cardiaca?), quanti clinici, quanti chirurghi ogni giorno fanno ecografia talvolta anche bene, talvolta anche preferiti a un qualsiasi radiologo? (…) Immagina un mondo in cui solo il radiologo facesse l’ecografia! Persino il nostro amico Sandro che ti ha scritto perplesso si ricrederebbe gioendo e ringraziando Dio di essere un futuro Radiologo. Allora facciamo qualcosa, facciamo un azione di lobby, prendiamo esempio dai farmacisti (per essere attuali), che si difendono con ogni forza da una vita!! L’eco e’ diagnostica per immagini, a ognuno il suo mestiere!!!! (…)

Della questione ho già parlato numerose volte ma voglio tornarci ancora: perché è esemplificativa della nostra situazione attuale di radiologi, di quanto le scelte sbagliate del passato possono influenzare il futuro di una disciplina come la nostra e di quali rischi, come categoria, stiamo correndo nell’immediato presente.

Punto 1, da cui discendono in verticale tutti gli altri: l’ecografia fin dal suo esordio è stata considerata dal gotha radiologico italiano una metodica di imaging di secondaria importanza; forse perché non aveva a che fare con i raggi X, ossia con il cuore pulsante storico del nostro lavoro. Fatto sta che tutti l’hanno snobbata: il mio direttore di Scuola usava liquidarla, giusto per capirci, affermando con un certo disprezzo che era una metodica per signorine.

Punto 2: in generale i medici, come spesso sottolineo, non solo non sono stupidi ma hanno un livello di attenzione molto elevato nei confronti del portafoglio (non più di qualsiasi altra categoria lavorativa, è ovvio, ma noi siamo medici e non montatori di tende da terrazzo, ci occupiamo delle persone e non delle cose). La bufera è arrivata quando qualcuno si è accorto che l’ecografia era potenzialmente molto redditizia perché, nell’ordine:

a) è un esame rapido da eseguire;

b) non costituisce motivo di danno per il paziente perché non si erogano radiazioni ionizzanti;

c) si è spesso abilitati a eseguirla e refertarla dopo un corso basic di appena cinque giorni, dopo il quale viene rilasciato un diplomino che ha in genere lo stesso valore di una carta igienica di pessima qualità;

d) non erogando radiazioni ionizzanti, per eseguirla non c’è bisogno obbligatorio della specialità in Radiologia.

A quel punto tutti, ma proprio tutti, hanno cominciato a tuffarsi a pesce sull’ecografia: con i tristi risultati che chiunque di noi ha sotto gli occhi ogni giorno; e non è che con gli anni il livello qualitativo degli ecografisti di area non radiologica sia aumentato di molto (personalmente, e so che in questo momento sto per farmi altri nemici, storco un po’ il naso anche di fronte all’attività ecografica dei cugini della Medicina Nucleare; ma loro sono nostri cugini, appunto, i familiari non si scelgono ma si ereditano e si sopportano).

Punto 3: partendo dal presupposto che l’ecografia sia diagnostica per signorine i Grandi Capi dell’epoca, con una miopia che gli fa poco onore anche con il senno del poi, non hanno opposto resistenze al vero e proprio furto di competenze che da quel giorno in poi si è perpetrato senza tanti scrupoli. Volete fare ecografie? Fatele, devono aver pensato i Grandi Capi, tanto da un lato non ce ne frega niente e dall’altro noi siamo comunque i più bravi di tutti a farle. Il che è vero, ed è stata una delle obiezioni espresse da un noto professore universitario, qualche mese fa, su un tema analogo trattato nel blog, ma non riduce l’entropia del sistema. Semmai la aumenta: perché quando dal PS mi arrivano richieste di ecografie urgenti giustificate dal fatto che qualcuno di là gli ha appoggiato una sonda sulla coscia e ha creduto di vedere una TVP, o sull’addome e ha creduto di vedere versamento peritoneale, voi capite che al fastidio si aggiunge la beffa del controllo quasi invariabilmente negativo.

Punto 4: e qui ci siamo finalmente noi, i radiologi. In reparto sto combattendo da anni una strenua battaglia ideologica contro chi di noialtri vuol partecipare all’insegnamento dell’ecografia, in qualunque forma e con qualsiasi metodo, ai non radiologi. L’ultima battaglia riguarda un minicorso di eco-color-Doppler alle vene degli arti inferiori da impartire ai medici di PS, con la incerta motivazione che almeno in questo modo nessuno ci romperà le palle ogni dieci minuti per qualsiasi paziente con coscia gonfia che varchi zoppicando la porta dell’ospedale. Io mi sono opposto duramente a questa iniziativa perché la questione cruciale non è farci rompere le palle in urgenza meno di quanto ce le rompano adesso ma risiede, semplicemente, nell’appropriatezza prescrittiva. Insegnando a un medico di PS i rudimenti dell’eco-color-Doppler degli assi venosi non ridurrò il numero delle prestazioni effettuate, la maggior parte delle quali non giustificate dalla clinica e dall’anamnesi: il numero totale di esami tenderà a infinito e molte ecografie rimbalzeranno comunque nel mio ambulatorio perché il collega spesso e volentieri non sarà sicuro di ciò che ha visto con i suoi occhi poco allenati. Il problema è che un radiologo di guardia deve essere sempre pronto a rispondere ai quesiti che gli vengano posti e non è assolutamente accettabile il concetto nudo e crudo di ridurre le rotture di palle in urgenza. Ed è un problema che non può essere evitato insegnando a qualcun altro la metodica per signorine, così finalmente se la vedrà da solo, ma soltanto aumentando il livello di competenza del clinico. Ossia, come molto spesso capita in questo miserabile paese, invece di prendere il toro per le corna (il clinico deve imparare a essere più accurato nel suo mestiere e a chiedere in urgenza solo le ecografie veramente indispensabili) lo si scansa e si corre verso la staccionata per salvarsi le chiappe (gli insegno a fare le ecografie, che poi sono cacchi suoi).

Avete letto il penultimo commento del presidente Siani? Lo dice chiaro e tondo e con ragione: la colpa dei mali della Radiologia sta tutta nei radiologi. Marco è giovane, pieno di entusiasmo e voglia di crescere: anche nelle sue mani, in questo preciso momento, si sta decidendo il destino della nostra disciplina. Se Marco avrà voglia di perseguire la Radiologia Clinica, e dimostrare al mondo che l’ecografia è roba per radiologi non perché sia scolpito sulle tavole della legge ma perché noi siamo i professionisti meglio formati per quello scopo, saremo salvi. In caso contrario avranno ragione gli uccelli del malaugurio, quelli che hanno smembrato la Radiologia pezzo per pezzo e adesso piangono il morto in giro per corsi e congressi.

Insomma, a volte resto veramente allibito: leggo articoli sulle nostre riviste di categoria, sento parlare relatori in giro per l’Italia e tutti manifestano le stesse paure: che ci sfilino la sedia da sotto il sedere. E tutti, dico tutti, convergono sulla necessità di difendere strenuamente il fortino. Ma nessuno dice come, o meglio nessuno chiarisce che il problema non è di attribuzione ma ha natura squisitamente culturale, di competenze: volete difendere il fortino? Create soldati bene addestrati. Il che, tradotto in termini pratici, vuol dire che forse, in questo momento storico preciso, in questo paese disgraziato e anti-meritocratico, in questo sistema gestito al contrario di come logica richiederebbe, è arrivato il momento di ammettere le proprie responsabilità, rimboccarsi le maniche e cominciare a fare quello che non si fa più da anni: insegnare il mestiere ai ragazzi di bottega, cioè agli specializzandi. Riformando completamente l’assetto delle Scuole di specialità: che sono rimaste per lo più all’età della pietra come didattica e, consentitemelo, hanno in media un livello qualitativo parecchio basso. Non voglio offendere nessuno, sia chiaro, io riporto solo impressioni: se non credete a me credete almeno a quello che dicono i vostri specializzandi, da ogni parte d’Italia, quando mi scrivono o mi capita di incontrarli di persona.

21 Responses to “Uno dei mille perché: l’ecografia”

  1. vale ha detto:

    Vorrei davvero avere un direttore di specialità che la pensasse così….rimarrà un sogno, temo…

  2. Emanuele ha detto:

    Sono assolutamente d’accordo sulla critica all’assetto delle scuole di specialità ma credo che non risolverebbe comunque il problema,o meglio,di certo saremmo molto piu’ capaci,competenti e competitivi,ma chi ci dice che gli altri con qualche libro di anatomia ecografica,patologia,tanta dedizione e moltissima pratica non possano essere al nostro livello???Rimane la consapevolezza di un occasione persa che solo un utopica sommossa politica (si fa per dire,tranquilli!:) potrebbe riparare!!

  3. Borius ha detto:

    Sono uno studente del sesto anno, interno da parecchio tempo a radiologia. Devo dire che mi è capitato spesso di fare servizio clinico in reparti specialistici come urologia, ginecologia, chirurgia vascolare, dove l’attività ambulatoriale ecografica viene svolta da urologi, ginecologi, chirurghi vascolare. Quello che ho notato è che (per quanto possa essere acerba la mia capacità critica) l’accuratezza e le conoscenze mostrate da questi specialisti durante gli esami ecografici era ben sopra le mie aspettative, ed ho visto fare TSA molto più “attenti” dai chirurghi vascolare che dai nostri radiologi. Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, e sicuramente Gaddo a ragione a dire che in urgenza il radiologo è tutta un’altra cosa. Quello che mi spaventa però è la sensazione che in molte aree specialistiche le competenze in ecografia sembrano ormai maggiori di quelle del radiologo. Per non parlare del fatto che molti esami come l’ecografia transvaginale e prostatica sono, almeno nella nostra struttura, totalmente appannaggio del relativo specialista. Chiaramente non sto parlando di marchettari che arrotondano facendo mini-master in ultrasonografia e aprendosi lo studiolo con l’ecografo, ma di ginecologi, cardiologi, urologi che nella loro settimana lavorativa fanno quasi esclusivamente ecografie, che si sottospecializzano. Da voi più grandicelli vorrei sapere cosa ha un radiologo in più rispetto al ginecologo che fa tante, tantissime ecografie, considerando anche il fatto che il ginecologo è anche clinico e quindi ha una visione dell’iter diagnostico integrata. Io sto ancora cercando di farmi un’idea.

  4. Gaddo ha detto:

    @ vale

    Non essere pessimista. Ci sono direttori di Scuola assolutamente degni di questo nome: non lasciamoci deprimere dalle esperienze personali negative. E poi i Maestri vanno superati, se no che divertimento c’è? 😉

  5. Gaddo ha detto:

    @ Emanuele e Borius

    Ragazzi, fate attenzione a non confondere la competenza del singolo ecografista non radiologo con il concetto più generale di cultura dell’imaging. Può esistere un ecografista non radiologo più bravo di tutti noi messi insieme: magari è uno che nella vita ha fatto solo quello e non si è interessato di altro. Ma il nostro valore aggiunto, come radiologi, è la gestione dell’imaging nel suo complesso. La capacità, ineguagliabile da qualsiasi altra figura professionale, di prendere in carico il paziente e stabilire il percorso diagnostico più veloce, economico, efficace e meno dannoso per lui. Insomma, l’ecografia è solo uno dei campi di applicazione della Radiologia e, consentitemelo, nemmeno il più importante. Ciò che conta è la cultura dell’imaging: che si può sviluppare, questo sia ben chiaro, solo approfondendo la clinica. Altrimenti tutto resta immagine e il nostro mestiere lì comincia e lì rischia di morire.

  6. Borius ha detto:

    Mi dispiace ma continuo a non capire. Non riesco a vedere come la gestione dell’imaging integrata possa aiutare un ginecologo durante una transvaginale quando vede e descrive il polipo oppure il chirurgo vascolare quando vede e descrive minuziosamente quello che vede. Ogni volta che ho visto svolgere queste procedure nel reparto di radiologia non ho visto mai un radiologo integrare le immagini ecogragiche con TC o RM. Questo sicuramente avviene al DEA, in neuroradio e in senologia, ma non nelle aree cosiddette “saccheggiate” ai radiologi di cui stiamo parlando. Quindi se il fantomatico quid è esclusivo del radiologo, costui abitualmente non lo usa, e alla fine i polipi uterini vengono comunque diagnosticati e tolti così come le placche della carotide vengono studiate e trattate.
    Anche i chirurghi si sono visti togliere l’endoscopia digestiva dai gastroenterologi e gli ortopedici la laminectomia dai neurochirurghi, ma non credo sia in discussione la sopravvivenza delle rispettive specialità. Qualcuno di loro rosica ovviamente, altri no. L’importante è che quando lavoro faccio quello che mi piace e lo faccio bene. Se qualche clinico lo sa fare come me (o meglio) sicuramente è perchè gli dedica il tempo che gli dedico anche io, quindi se lo merita. Non ci vedo niente di male. Poi parliamoci seriamente, io non mi farei operare da un chirurgo che non sa leggere una TC, e bene.
    Ho scelto radiologia perchè mi piace, non perchè così sarò il medico più esclusivo dell’ospedale, quindi non mi dà fastidio se qualcuno fa eco migliori delle mie. Ovviamente se mi appassionerò a tal punto di ecografia dei vasi del collo da farne un’attività quasi quotidiana sarò probabilmente più bravo di qualsivoglia chirurgo vascolare, ma tempo che la differenza non la farà l’imaging integrato, il famoso quid, (nel caso specifico delle ecografie ovviamente), ma l’esperienza ecografica maturata.
    Il radiologo è indispensabile, derime dubbi inderimibili da altri specialisti in molti casi, ma temo che nel caso specifico delle ecografie “scippate” non ci sia molto da dire. A roma si dice “Stacce!”

  7. mollybloom82 ha detto:

    Come al solito, credo tu abbia ragione. Purtroppo, in molti casi, in ospedali anche grandi i radiologi non fsnno proprio alcuni tipi di esami, ad es. l’ecodoppler TSA (da noi li fanno i chirurghi vascolari e, solo per il ns reparto, un neurologo). E mai ho capito perché…forse un po’ me l’hai spiegato.

  8. Gaddo ha detto:

    @ Borius

    Allora, una cosa per volta. La gestione integrata non si riferisce all’esecuzione del singolo esame: è chiaro che per il vecchietto di ottanta anni l’eco-color-Doppler dei TSA eseguita da un chirurgo vascolare è più che sufficiente per lo scopo diagnostico finale. Diverso è il discorso quando hai un paziente con un corteo di segni e sintomi e comincia l’assurda serie di prestazioni radiologiche chieste da specialisti differenti e senza nessun criterio di causa-effetto: la Radiologia Clinica è anche la scelta della prestazione diagnostica più adeguata per quel paziente. Senza contare che il rischio enorme che uno specialista non radiologo, centrato sul suo problema specifico, non veda i reperti collaterali è molto elevato. Esempio personale: ricordo un paziente arrivato in PS per un’ecografia addominale, in preda a dolori lancinanti. L’urologo, che era stato chiamato in consulenza prima di me nel sospetto di una colica renale, aveva fatto già la sua ecografia e affermato che non c’era litiasi renale. Corretto, peraltro: peccato che appena appoggiata la sonda sulla pancia del disgraziato scoprii una piantagione di metastasi epatiche da lui incredibilmente misconosciute. Insomma, che spreco di risorse comporta un iter di questo tipo, con lo stesso esame ripetuto da due differenti professionisti (uno dei quali, cioè io, bastava e avanzava a produrre la diagnosi corretta)? Quanti errori vengono perpetrati nel mentre, quanto tempo prezioso viene sprecato in urgenza e quante patologie non viste da specialisti concentrati solo sul loro specifico campo di interesse? Se quello che affermo è vero, ed è vero, allora perde senso anche l’ecografia dei TSA fatta dal chirurgo vascolare o quella ginecologica fatta dal ginecologo. È una inutile sovrapposizione di competenze, che toglie il ginecologo o il chirurgo vascolare dal mestiere che io saprei fare meglio: non per grazia ricevuta ma perchè proprio quello è il mio mestiere, e non un altro.
    Poi, per finire, attento al discorso sui chirurghi: scoprirai solo da radiologo fatto che nessun chirurgo capisce una benemerita mazza non soltanto di TC ma anche di esami in teoria più semplici come il radiogramma del torace. Se la premessa indispensabile per essere operato da un chirurgo è quel tipo di competenza radiologica, beh, ti auguro di non ammalarti mai.

  9. Gaddo ha detto:

    @ jolly

    Ciao, splendore! Il tuo è un altro discorso ancora: non tutti i radiologi possono saper fare tutto e il personale in dotazione alle radiologie spesso non è adeguato alla richiesta di prestazioni sia come qualità che come quantità. Il chirurgo vascolare o il neurologo non fanno altro che occupare uno spazio forzatamene lasciato vuoto per inerzia o mancanza di personale: ma è un ripiego, ne sono convinto, che complessivamente crea più danni che benefici.

  10. Borius ha detto:

    Gaddo sembra paradossale ma io concordo pienamente con tutto quello che hai detto, e avevo già il vago sospetto che l’urologo non avrebbe saputo vedere oltre il suo orticello. Gli esempi di cui si parlava però erano prestazioni ambulatoriali. Nel nostro ospedale non succede che un quadro di dolore addominale, o pelvico, venga visto dall’urologo. Nell’esempio che hai portato si trattava di urgenza, e in questo caso la visione integrata è essenziale. Infatti nel mio commento avevo sminuito il problema dei “saccheggi” solo perchè nella mia (effettivamente esigua) esperienza si limitano a campi in cui non solo la visione integrata non mi sembra fondamentale, ma anzi ritengo molto utile la conoscenza approfondita della clinica specialistica dell’apparato in esame. Stiamo parlando di esami indirizzati bene, su pazienti controllati dallo specialista che deve controllarli, e che gli mette sonde sul corpo sapendo usarle. Tutto ciò che va oltre questi limiti, che è in realtà molto semplice superare, calza a pennello con quello che hai detto, con gli esempi che hai fatto, e gustifica la rabbia del radiologo. Il fatto è che non ne ho ancora avuto esperienza, e ovviamente spero di averne il meno possibile. Insomma alla base dell’esempio dell’urologo non ci stà il problema che gli urologi fanno ecografie, ma che venga chiamato l’urologo a fare l’ecografia al DEA, o non venga chiamato il radiologo del DEA al letto di urologia dove il paziente si contorce.
    Per quanto riguarda i chirurghi e la TC, abbiamo un primario di chirurgia rinomato tra i medici, gli specializzandi e gli interni per la sconvolgente abilità nel leggere esami di imaging, non perdendo comunque in umiltà e delegando sempre quando teme di straforare in campi non suoi. Questo mi sembra un bell’esempio. Poi il fatto che sappia leggere le TC non è una premessa indispensabile affinchè mi metta nelle sue mani tranquillo; con “leggere la TC” per un chirurgo intendo quanto basta per far bene il proprio lavoro, e immagino che non basta saper distinguere una TC da un’RM. Ma su questo è decisamente probabile che mi stia sbagliando 😉

  11. matteo ha detto:

    Caro Gaddo,
    Innanzitutto ti confermo che anche dalle mie parti gli ecografisti non radiologi fanno le eco addome e poi chiedono chiedono l’ecografia ufficiale di conferma al radiologo. Ma c’è di piu’: l’altro giorno in ps una mia collega ha fatto una eco a una paziente gialla come le palline da tennis e ha diagnosticato un k pancreas,la poverina e’ stata ricoverata in una medicina e il giorno successivo il solito internista ecografista (che ha rinunciato alla sua disciplina originaria per fare solo ecografie con tanto di struttura semplice a suo nome),ha rifatto l’ecografia e ha copiato e incollato il referto del giorno prima della mia collega.
    Ora, io credo che la storia dell’ecografia in mano a tutti sia argomento ormai fin troppo dibattuto ma desidero che siano chiariti alcuni punti
    1 l’ecografia addome fatta da un radiologo con almeno 5 anni di esperienza incluso periodo di specializzazione deve essere (ed e’ ) più’ affidabile di un ecografia addome fatta da non radiologi
    2 i radiologi devono dominare la metodica e usarla piu e meglio degli altri sapendo limiti e pregi e potendo integrare con altre metodiche panesploranti in totale autonomia e responsabilita’ senza rompere i maroni a nessun altro.
    3 le varie scuole mafiose ecografiche disseminate in tutta la penisola sono state concepite per il business innanzitutto e poi perché le altre discipline sono rimaste al palo rispetto alle discipline di imaging che hanno fatto progressi mostruosi forse anche troppi
    4 un chirurgo vascolare che impiega il 70% del suo tempo a fare doppler dei TSA o degli arti inferiori e non va neanche in sala operatoria, non e’ un chirurgo vascolare ma e’ un dopplerista e dovrebbe fermarsi a riflettere
    5 un urologo che fa solo ecografie urologiche e nulla della sua disciplina, non e’ un urologo e dovrebbe fermarsi a riflettere
    6 un chirurgo che non opera e fa ecografie ambulatoriali, turni di ps e basta non e’ un chirurgo e anche lui dovrebbe fermarsi a riflettere
    7 l’internista che fa le ecografie il giorno dopo quella fatta dalla mia collega e copia il suo referto dovrebbe andare affanculo
    7 il medico di pronto soccorso che fa l’ecografia toracica e cardiaca e poi dopo chiede l’ angio tac per aorta ed embolia polmonare e in piu la consulenza del cardiologo ecocardiografista “per sicurezza” non ha capito una mazza.

    • Krishna75 ha detto:

      Sei un grande…
      Tempo fa mi arrivò una richiesta di PS per un’eco addome per “colica addominale”, richiesta ufficiale scritta al PC con tanto di firma digitale del chirurgo di PS…. poi sotto a penna c’era scritto “liquido libero in addome, tra fegato e pancreas”. Mi arriva il paziente, gli chiedo se già gli avessero fatto l’eco e mi risponde di sì. Gli faccio l’eco, chiaramente negativa, la referto al PC e la firmo digitalmente, poi sotto a penna scrivo “quello era il duodeno…”

  12. matteo ha detto:

    Ah scusate dimenticavo.
    Il mio primario ha eseguito la sua ultima ecografia nei primissimi anni ’80 per poi abbandonare la metodica (non so se avete idea dei progressi in ecografia degli ultimi trent’anni…) ed e’ stato recentemente invitato in qualità di moderatore per un corso di ecografia organizzato da una delle scuole simeu winfocus e vattelappesca. Il costo di iscrizione ammonta a circa 470 euro.
    L’altro docente del corso ha preso un diplomino dopo 6 giorni di corso e ha la presunzione di insegnare agli altri. Evviva.

  13. Gaddo ha detto:

    Bene, direi che Matteo con la sua solita grinta ha chiarito in termini molto più chiari i concetti che ho cercato di esprimere nel post. In particolare, se mi scusate il cattivo francese, sono d’accordo con il vaffanculo; specie se la persona a cui è diretta è responsabile di una unità operativa semplice (abbiamo una situazione analoga anche nel mio ospedale, insomma non vi dico).

  14. murialdog ha detto:

    Il problema l’avete sviscerato in lungo e in largo, alcune cose le condivido, altre meno (ma è normale: certe volte penso io stesso idee che non condivido).
    Avendo un collega di reparto tedesco, da noi ormai da 9 anni ,vi comunico che in Germania il 70% degli esami ecografici viene eseguito da specialisti vari e solo il 30% dai radiologi: quindi il problema non è solo nostro. Infatti il nostro collega comunitario mai aveva visto prima un’ecografia di tiroide, parotide, prostata e men che meno di un tendine d’Achille…
    Chiunque di noi sia andato a fare il turista in USA capisce subito perchè l’ecografia lì abbia una brutta fama. Non è solo per il fatto di essere un esame operatore dipendente, ma perché la stazza media di un americano è 80-100 kg e potrebbe essere esplorabile in modo accettabile solo con le sonde “vacche-cavalli” (le chiamano proprio così, i nostri colleghi veterinari , quelle da 1 Mega Hertz)
    Ciò detto, non so da voi, ma i reparti del mio ospedale ( DEA, Chirurgia, Medicina, Pediatria, Urologia, Nefrologia etc) pullulano di ecografi che servono da costoso giocattolo. Nonostante i colleghi abbiano fatto fior di corsi in giro per l’Italia, pagati dall’ospedale, non fanno esami, giocano, buttano l’occhio (sono gli stessi che ti dicono “Dàmmi un colpo di eco”, quando il colpo glielo daresti da qualche altra parte), poi te lo mandano in radiologia a vedere se ci avevano azzeccato…
    La situazione è veramente scoraggiante…
    Quei pochi esami fatti o non sono refertati, o refertati a mano, illeggibili, e comunque mai vengono archiviati. Come non fossero stati mai fatti.
    Gli unici che si sono affrancati sono i ginecologi (con il limite di vedere la cisti ovarica e di perdersi il tumore renale sullo stesso paziente), gli ecocardiografisti e in parte i doppleristi sovraortici e degli arti inferiori.
    Questo è il quadro. Colpa di chi?
    Comunque è bello lo slogan. “L’ecografo è lo stetoscopio del futuro” (futuro?)
    E pure questo non è male: “L’ecografia la deve fare chi la sa fare”.
    Un abbraccio a tutti!
    Johnny

  15. Gaddo ha detto:

    @ Johnny

    Grazie, sei di conforto alle mie opinioni. E, cosa ancora più importante, credo che siate tutti molto più efficaci di me nel mostrare ai nostri ragazzi qual’è la situazione attuale e in che modo viene gestita l’ecografia. Sperando che le responsabilità siano altrettanto chiare della situazione attuale, e che ci siano prese di posizione decise da parte di chi deve prenderle.

  16. Gaddo ha detto:

    @ Krishna

    Un altro bell’esempio di vita vissuta. Che vale come replica all’idea che un non radiologo possa avere un qualunque tipo di competenza sull’argomento. Anche perchè, a quanto pare, succedono dappertutto le stesse cose.

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