Voglio solo vedere i miei amici (cronache del virus fetente #13)

Che relazione reciproca hanno il Covid-19, la festa della mamma e uno smartphone di qualche anno fa? Provo a raccontarvelo in poche righe, se ci riesco.

Mio figlio si avvicina con il vecchio smartphone della madre, passato a lui per diritto di eredità. Mi dice: Mi aiuti? Non riesco a installare questa app, mi dice che il sistema operativo dello smartphone non è aggiornato. Cosa vuol dire, che mio telefono è vecchio?

In realtà, figlio mio, il tuo telefono non è vecchio. Funziona benissimo, e da quando abbiamo cambiato la batteria una carica ha anche la sua dignitosa durata. Puoi telefonare, che non dimentichiamo essere il primo scopo di un telefono. Puoi mandare messaggi, puoi collegarti a internet per fare ricerche su Google e giocare a Clash Royale. Insomma, il suo sporco lavoro lo fa ancora bene.

E allora qual è il problema, chiede lui.

Il problema è che questo sistema di aggiornamento delle app ha uno scopo magistrale: rendere vecchio il tuo telefono. Quando non riesci più ad aggiornare una app che ti piace, o il telefono diventa lento perché la app si aggiorna ma ti sovraccarica il sistema operativo, è come se ti stessero dicendo: ragazzo mio, è arrivato il momento di chiedere a mamma e papà un telefono nuovo. Vorrai mica fare la figura del pidocchio davanti a Alberico, che sta sempre lì a mostrare a tutti il suo iPhone 11 nuovo di pallino?
In effetti è vero, è un bel telefono.

Certo, è vero, un oggetto bellissimo. Ma quel telefono, che adesso ti sembra stupendo e inarrivabile e ti fa una voglia del diavolo, tra due anni sarà vecchio. Sai come lo chiameranno? Obsoleto. Ti sembrerà un oggetto di antiquariato e ti verrà voglia del nuovo modello. Così, tu o tuo padre dovrete lavorare sempre di più, rinunciare al tempo libero e al piacere di una bella lettura o del cinema insieme per fare abbastanza soldi e comprare un oggetto del quale, oggettivamente, non hai bisogno perché le stesse cose, uguali uguali, anche se forse con qualche decimo di secondo di ritardo, le fa anche il tuo smartphone che rifiuta di installare quella app. Questo si chiama iperliberismo, ragazzo mio, e funziona solo se tu ti trasformi in consumatore compulsivo e spendendo i tuoi soldi permetti all’economia di crescere indefinitamente. Tu hai mai visto qualcosa in natura che cresce in eterno?

No, anche gli uomini crescono ma un certo punto invecchiamo e poi muoiono. Pure le montagne a un certo punto si sgretolano, l’ho studiato in geografia.

Appunto, ecco perché il modello è destinato a fallire. Potranno spremerci come limoni e ridurci in schiavitù, ma chi difende questo modello è destinato a perdere, anzi ha già perso. Non ci sarà nemmeno bisogno di una resistenza sanguinosa, crollerà tutto anche se noi non faremo nulla per opporci.

Perché?

Perché è bastato un virus, uno solo, di cui ignoriamo la provenienza, a farci scoprire che siamo tutti interconnessi e le nostre interconnessioni sono molto più strutturate di quanto si posa pensare, e che spezzare queste connessioni impoverisce tutti, anche nel più remoto angolo del mondo. Con le connessioni spezzate si rompe pure la regola del consumo. Perdiamo noi, ma perdono anche i padroni del mondo. Con la differenza che sulla lunga distanza loro perderanno di più.

Fammi un esempio, per favore.

Che giorno è oggi?

La festa della mamma.

Bene. Quest’anno hai visto in tivù pubblicità sulla festa della mamma?

Mi sembra di no. O comunque molte meno degli anni scorsi.

Ecco, allora hai capito. Se un prodotto non si vende, in questo caso perché non puoi venderlo a causa della quarantena, è inutile celebrarlo: anche se si tratta di nostra madre. Questo dovrebbe farti capire come siamo considerati: compratori, non esseri umani.

E allora?

Vai a fare gli auguri a tua mamma e abbracciala, e non solo oggi che è la sua festa. Questa cosa si chiama amore: non ha prezzo e nessuno la potrà mai comprare o vendere.


La canzone della clip è “Gotta be patient”, scritta in occasione della pandemia, e che tra gli interpreti annovera Michael Bublè: uno a cui, per motivi personali, voglio molto molto bene.

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