Ha dentro anche un computer e quante cose sa, un terminale video che t’informerà

di | 19 Aprile 2021

In quel titolo tratto dal sito news di Mediaset, “Tesla senza conducente, due morti a Houston”, è insita una fallacia logica che, se mi seguite da almeno un anno, avete già intuito. Si chiama “petitio principii“ ed equivale al cosiddetto “giro vizioso”: quando cioè si inserisce la conclusione nella premessa in modo da poterla dimostrare con maggiore facilità.

In questo caso la tesi, abilmente mascherata dal titolone, è che la Tesla di Houston abbia avuto quell’incidente proprio perché alla sua guida (automatica) non c’era nessuno dei due cadaveri estratti dall’abitacolo. Non abbiate dubbi sulla fallacia perché nell’articolo, più avanti, si sottolinea che la stessa casa costruttrice sconsiglia la guida totalmente automatica del veicolo (immagino proprio allo scopo di non dover sottostare a risarcimenti miliardari in casi come questo).

La fallacia logica nasce da quanto segue: non esiste prova certa che i due passeggeri stessero dormendo, amoreggiando o giocando a scopone scientifico quando la Tesla ha fatto amicizia con il platano. Dunque non si tratta di una notizia ma di un manifesto programmatico. Oppure, nella migliore delle ipotesi, di uno specchietto per le allodole che ha il solo scopo di attrarre lettori: l’intelligenza articolare spaventa a morte i radiologi, figuriamoci l’uomo della strada.

Ed è giornalismo superficiale perché si limita al titolo a effetto e non approfondisce i temi critici: quanti incidenti in più o in meno avremmo se tutte le auto, magari messe in rete tra loro, fossero dotate di guida automatica? Non è forse maggiore, e di tanto, il numero di incidenti legati all’incuria del pilota umano? Non dovremmo sviluppare l’AI proprio allo scopo di ridurre gli incidenti, e quindi non soffermarci sul singolo evento avverso, anche qualora fosse circostanziato con certezza?

Mi ostino su questo esempio di giornalismo deteriore perché è lo stesso che ha avvelenato la campagna vaccinale e continua a farlo, con danni alla comunità che al momento non siamo in grado di quantificare con certezza: la notizia costruita per aumentare le vendite e le visualizzazioni, e non per informare o approfondire. Che pesca nel torbido approfittando delle paure ancestrali dell’uomo e dello squilibrio emotivo e psichico indotto da oltre un anno di carcerazione preventiva.

Ricordatevelo, quando tutto sarà finito: le fallacie logiche sono sempre le stesse. Imparare a riconoscerle è il primo passo per non farsi fregare.


La canzone della clip è “Rock’n roll robot”, di Alberto Camerini, tratto dall’album “Rudi e Rita” del 1981. Un bagno negli anni ’80 che ha il solo scopo, esemplificativo, di mostrarvi come tutto fosse chiaro già all’epoca.