Non farti cadere le braccia, corri forte, va più forte che puoi

Non ve l’ho ancora detto, ma da qualche mese si è finalmente attivata la rete formativa tra la mia azienda ospedaliera e l’Università di Padova. Il che vuol dire, per il sottoscritto, ritornare dopo parecchi anni ad avere specializzandi in Radiologia che circolano per il reparto.

Non è facile spiegare cosa vuol dire, per me, una frequentazione del genere. Vuol dire tempo dedicato a loro, anche quando dovresti occuparti di altro. Preoccuparsi che siano sempre occupati in modo costruttivo, che imparino quello che sono venuti a imparare. Che trovino la strada della mensa, i primi giorni. Che abbiano un posto dove cambiarsi. Sperare che qualche collega, se io ho una riunione o sono nell’altro ospedale, sia disposto a dedicare loro una parte del suo tempo. Trovare loro articoli, approfondimenti. Mostrargli un modo alternativo di lavorare: che potrebbe non essere il migliore, intendiamoci, ma almeno gli permette il confronto.

Ogni tanto qualcuno passa e mi dice: Ma come fai a star dietro anche a quest’altra cosa? Io in genere sorrido, e quasi mai rispondo. Come faccio? Trovo l’energia nei loro sguardi, quando si illuminano di una comprensione che prima non c’era. Traggo forza quando mi mettono in difficoltà e sono costretto, insieme a loro, a prendere in mano un libro e verificare la correttezza delle mie convinzioni. Mi piace quando a volte la mattina li lascio a refertare da soli e il pomeriggio correggiamo insieme il lavoro. C’è una bellezza, in tutto questo fare, che ogni volta mi disorienta.

Per cui, che vi devo dire, non importa che io torni a casa stanco il doppio. O che a volte debba fare lavoro aggiuntivo la sera, per restare in pari. Quando svolgi un mestiere come il mio la cosa più bella è condividere la tua esperienza: un po’ come lanciare semi in un campo e poi sperare che qualcuno germini. È stato fatto con me, e io continuo testardamente a farlo con chi prima o poi dovrà sostituirmi. È fatica, ma soprattutto gioia.

Un giorno, presto o tardi, torneranno alla casa madre, in università. Prima di andar via mi ringrazieranno per tutto quello che ho fatto, come già generazioni di specializzandi negli anni scorsi, quando ancora lavoravo a Treviso: e non sapranno mai che invece sono io a dover ringraziare loro. 

Ma voi non glielo dite mai, mi raccomando. Che resti un segreto tra me e voi.


La canzone della clip è “Non farti cadere le braccia”, di Edoardo bennato, dall’album omonimo del 1973. Una guida alla sopravvivenza espressa in pochi versi: “Non puoi fermarti ora/Lo so, ti scoppia il cuore/Dici anche di voler morire/Dici è meglio che correr così/Ma no, non puoi fermarti”. Chi non lo ha provato, almeno una volta nella vita, non sa nulla della vita stessa.

4 Responses to “Non farti cadere le braccia, corri forte, va più forte che puoi”

  1. Federico Balducci ha detto:

    Gentile Dottore,
    Credo che fare una rotazione con Lei come tutor sarà una delle cose più emozionanti dei quattro anni di scuola di specializzazione

  2. asiani ha detto:

    Sono assolutamente d’accordo con te; lavorare con i giovani è un valore aggiunto e tutto quello che dai come scienza radiologica e come esperienza di vita rimarrà sempre nelle loro menti e nei loro cuori,
    Te lo dico io che non sono un “romantico”!

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