Quattro risposte a quattro domande difficili – Cronache del virus fetente #29

Dicembre 21st, 2020

Sapete, dentro la tempesta bisogna passarci: altrimenti da lontano si vede soltanto il polverone e non è mai abbastanza chiara la gravità della situazione. Dentro il Covid ci sono appena passato e, garantisco, non è stata una passeggiata di salute. Febbre, tosse, sinusite frontale con una qualità di dolore mai provata in precedenza. Due giorni di desaturazione dell’ossigeno. Uno strascico di stanchezza cronica che ancora adesso mi fa addormentare schiantato, implacabilmente, alle 9 di sera. L’appuntamento nel tardo pomeriggio, intorno alle 18, con l’attacco di mialgia agli arti inferiori. Come dice il mio amico internista, che non mi ha mai mollato durante la malattia: mettitela via, se non si ferma la cascata delle citochine c’è poco da fare. Per cui, adesso, il mio scopo è rispondere a un paio di domande cruciali.

1. IL COVID-19 È COME UNA COMUNE INFLUENZA STAGIONALE? Seh, col cavolo. In 52 anni non mi è mai capitato che l’influenza mi facesse desaturare a 94 (a questi valori l’aria comincia a sembrare densa come budino e non è una sensazione piacevole, credetemi sulla parola). O che mi lasciasse a letto, anche quando la febbre era passata, incapace di sollevarmi dal materasso per giorni. Che mi costringesse, di ritorno al lavoro, a fare le cose con la calma forzata di un ottantenne. A distanza di quasi un mese dall’infezione.

2. POTEVO STARE PIÙ ATTENTO? Sono stato attentissimo, ai limiti del paranoide. Uno dei problemi di questa curva di contagi che sale, sale e sale è che le persone si sentono falsamente rassicurate dai tamponi negativi, specie quelli rapidi. Da cui il consiglio: il tampone rapido negativo non-è-affidabile. Quindi se risultate negativi non sentitevi autorizzati a spaccare il mondo ma usate cautela, specie se avete anche fare con persone anziane o debilitate. State lo stesso distanziati, disinfettate lo stesso le mani e usate lo stesso la mascherina.

3. È IN ATTO UN COMPLOTTO GIGANTESCO E MOSTRUOSO VOLTO A TERRORIZZARE E/O STERMINARE E/O TRASFORMARE IN AUTOMI ETERODIRETTI E SENZA ANIMA GLI UOMINI E LE DONNE DI QUESTO PIANETA? Certo, tutto può essere. Magari il virus è stato davvero sintetizzato in laboratorio, come insinuano in tanti: sebbene anche loro manchino di originalità perché ai tempi della Spagnola, che esordì in piena guerra mondiale, i francesi accusavano i tedeschi di aver sparso il germe e viceversa. Ed è buona norma ricordare a tutti che le epidemie, nella storia umana, ci sono sempre (e dico sempre) state. Difficile pensare che il Grande Fratello o qualche oscuro ordine massonico deviato ordisse contro la razza umana già ai tempi di Marco Aurelio (vaiolo), di Dante (peste polmonare) e della prima guerra mondiale (influenza). Però è possibile che scaricare la colpa di quanto sta accadendo su oscure forze mondialiste serva a ridurre la pressione emotiva che sta conducendo una buona fetta della popolazione al collasso psichiatrico. Lo sopporteremo, tanto negli ultimi decenni ne abbiamo sentite di peggiori. Poi, alla fine, faremo i conti. Mi è tuttavia difficile credere che il più atroce complotto di tutti i tempi sia stato sgamato proprio dalle lobby più sgangherate di tutti i tempi: anti-vax, terrapiattisti, movimenti new-age di vario genere. Lo dico in particolare per questi ultimi: se doveste avvertire una modifica nel campo vibrazionale del pianeta aspettate a esultare. Non siamo prossimi ad accedere alla quarta o quinta dimensione, sono solo le mie palle che girano a vortice: avete il terrore che vi impiantino il chip sottocute e poi con la storia del cash back avete fornito a chissà chi tutti i vostri dati più sensibili, dichiarando al mondo che la vostra privacy e la vostra libertà individuale non valgono più di 150 euro.

4. MI VACCINERÒ? A prescindere dal mio attuale titolo anticorpale, che è in corso di verifica, certo che lo farò. Lo farò per diversi motivi che cerco di elencare con un minimo di consequenzialità logica. Lo farò perché: a) I vaccini, a titolo di esempio, hanno eradicato il vaiolo dal mondo e hanno evitato a molti di noi di ammalarci di poliomielite, per esempio, o di difterite (avevo quindici anni quando, nel mio paese natio, una bambina di 9 morì di difterite: pensateci, quando guardate negli occhi i vostri figli). b) Io sono un medico, ho impiegato sei anni a laurearmi e ho studiato la virologia, i vaccini e tutto quello che li riguarda. E certo che i vaccini non sono completamente sicuri: sono farmaci, e in quanto farmaci il loro uso comporta una quota di effetti collaterali, alcuni anche gravi, che bisogna prendere in considerazione. Per fare un esempio, la somministrazione di mezzi di contrasto iodati, durante un esame TC, comporta un rischio accuratamente stimabile di eventi avversi gravi e persino di morte (0,0025%): ma non mi pare che esistano al mondo movimenti anti-MDC analoghi a quelli anti-vax. Che poi, mi dispiace essere così duro ma si tratta della cruda realtà dei fatti, la natura ragiona in termini statistici e non individualistici, dunque dei singoli fatti vostri se ne batte il belino. Annunciare al mondo che non vi vaccinerete perché il nipote dell’amica del cuore di vostro cognato dopo il vaccino ha avuto la febbre a 40 e da allora ha gli attacchi epilettici, vuol dire che non avete capito nulla di come funziona la medicina: in ambito medico le scelte vengono fatte perché la stragrande maggioranza trae vantaggi da una certa cura, anche a fronte di una sparuta minoranza a cui invece purtroppo butta male. Altrimenti, alla prossima appendicite, fate come afferma spavaldamente uno dei fenomeni naturali in cui mi sono imbattuto in questo triste periodo e non andate in ospedale a farvi operare: vuoi mai che restiate sotto i ferri. c) l’epidemia da Coronavirus prima o poi passerà da sola, come da sole sono passate tutte le epidemie della storia umana: però magari vaccinandomi contribuirò a farla passare prima, e qualcuno in meno ci lascerà le penne. Fine delle domande e fine delle risposte. Buon carcere natalizio a tutti.

Ah, dimenticavo la cosa più importante. Pensate a cosa succederebbe se i vaccini non fossero efficaci e/o dessero effetti collaterali a randa: milioni, miliardi di cause e class action. Scandali planetari. Risarcimenti miliardari. Le case farmaceutiche non sono gestite da santi o filantropi, siamo d’accordo, ma neanche da coglioni.

Da qualche parte sopra l’arcobaleno proprio lassù, ci sono i sogni che hai fatto

Dicembre 18th, 2020

La vita è curiosa.

Ci sono anni in cui sulla carta tutto dovrebbe andar bene perché ci sono le premesse, la voglia, l’entusiasmo: e invece la situazione sfugge di mano e finisce a carte quarantotto.

Ci sono invece altri anni, come il 2020, in cui tutte le premesse ti dicono che andrà a finire male: l’affanno dell’anno precedente, le incertezze sul futuro, persino una pandemia senza precedenti da circa un secolo a questa parte. E invece, miracolosamente, gli ingranaggi ricominciano a girare, i pezzi del mosaico pian piano vanno a posto e ricomincia il viaggio.

Avevano ragione quelli che nei tempi cupi mi dicevano di non preoccuparmi e non desistere, e che non tutto può andar bene al primo colpo. Avevano così ragione che oggi posso permettermi di ringraziare pubblicamente i miei collaboratori, tutti, anche quelli che da pochi giorni o settimane sono tornati vicino alle loro famiglie. E ringraziarli non tanto per il lavoro svolto, che è stato tanto e buono, ma per avermi fatto tornare la gioia di varcare la soglia del mio reparto, la mattina presto, quando fuori è ancora buio e l’unica cosa che conta è sapere che c’è ancora tanto da costruire insieme. Se possibile, e sarebbe davvero il massimo, divertendosi insieme.

E così, anche per quest’anno, posso dire che il mio regalo di Natale l’ho già ricevuto.

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La canzone della clip è la celeberrima “Over the rainbow”, nella bella versione di Chiara Galliazzo. Proprio quello che ci vuole, in questo momento di somma difficoltà collettiva.

Cronache del virus fetente #28 – Houston, abbiamo un problema

Dicembre 4th, 2020

Abbiamo un problema. Grave.

Mi scrive stamattina Rebecca, giovane neolaureata e vincitrice di concorso per la Scuola di Specialità. Ancora in fervida attesa che succeda qualcosa. Passo a lei la parola.

(…) Dopo due mesi e più di attesa… Siamo ancora in attesa! Infatti mentre voi in ospedale lavoravate e lavorate destreggiandovi fra mille difficoltà, a volte sotto organico, in un clima ben diverso dall’ “andrà tutto bene” “siete i nostri eroi” della prima ondata, noi grazie alla disorganizzazione del MUR e all’azione di alcuni colleghi (più o meno giustificata) siamo rimasti impantanati in una pioggia di ricorsi con annesso blocco della graduatoria. Non solo: con una presa di servizio ad oggi confermata al 30 dicembre, abbiamo appreso in serata che per l’ennesima volta l’assegnazione è stata rimandata, cito testualmente “temporaneamente di qualche giorno”. 
Dato che stiamo aspettando una decisione del consiglio di Stato che si riunirà il 15 dicembre, sicuramente nella migliore delle ipotesi verremo assegnati dal 16/12 in poi. Lascio a lei immaginare a quanti problemi andremo incontro: il maggiore è sicuramente il doversi trasferire, in poco più di 10 giorni, magari a centinaia di km di distanza cercando casa in un periodo in cui gli spostamenti non sono esattamente semplici. A questo aggiungiamo che, dati i tempi stretti, i normali scorrimenti non potranno essere fatti prima della presa di servizio e, giusto per aggiungere un po’ di brio, da bando se un candidato lavora anche un solo giorno non potrà partecipare ai suddetti scorrimenti: questo temo creerà un caos enorme, con gente che non accetterà la prima borsa sperando di essere riassegnato in scelte migliori, e specializzandi che andranno di qua e di là come trottole. 

(…) Non c’è molto che possiamo fare: siamo quasi 24000 ma ci sembra che nessuno ci ascolti. L’unica cosa che stiamo cercando di fare è dare alla situazione la risonanza mediatica che pensiamo meriti. Perciò se avesse voglia di contribuire a far sentire la nostra voce nel modo in cui lo ritiene più oppurtuno, le lascio qualche link in cui troverà informazioni più precise su questa situazione: a prescindere da ciò che si sentirà di fare, grazie anche soltanto per avermi ascoltata (…). 

Per chi voglia approfondire, questi sono i link:

  1. Il Messaggero
  2. Facebook (1)
  3. Facebook (2, quello importante)
  4. MIUR (quello imbarazzante)

Adesso, io capisco tutte le difficoltà. La difficoltà del momento storico. Di immaginare il futuro anche sulla breve distanza. Di mettere insieme idee e posizioni in una coalizione di governo a tratti imbarazzante.

Quello che non capisco, però, è che non si riesca a finire un lavoro semplice semplice, di quelli che un bravo segretario ti organizza in mezza giornata. Un lavoro, peraltro, di fondamentale importanza: non so se ve ne rendete conto ma disinvestire sulla sanità, o dimenticarsi della sua esistenza, in questo momento storico non è un buon affare. Altrimenti poi finite per dare ragione ai complottisti dell’ultima ora, e questo sinceramente mi sembrerebbe troppo anche per dilettanti allo sbaraglio come voi.

Muovete il culo. Mettete a lavorare questi ragazzi. Subito. Adesso.

Cronache del virus fetente #27 – Senza parole

Dicembre 4th, 2020

Caro Adinolfi,

io ho 52 anni, godo di buona salute eppure con il Covid fino a ieri me la sono vista brutta.

Non so come altro dirtelo, ma secondo me a Natale la “presunta” circolazione del virus ai nostri anziani farà parecchio più male della solitudine.

Siete degli irresponsabili, per non dire altro.

Se io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto

Novembre 24th, 2020

Mi chiedo spesso dove e quando sia nata la passione dei politici nostrani per le cifre. Poi ci penso su e mi rispondo: forse a cominciare fu proprio il Berlusca, quando nei suoi scontri all’ultimo sangue con Prodi snocciolava con la disinvoltura di un commerciante al dettaglio vagonate di cifre con la virgola. A volte si faceva prendere la mano, certo, come quando con grande faccia di bronzo sostenne che durante la sua presidenza gli sbarchi dei migranti si erano ridotti del 247%: i matematici ebbero materiale per sganasciarsi dalle risate, perché la cifra era impossibile, ma il popolo no, purtroppo, il popolo ne rimase fortemente impressionato. Alla fine, l’insegnamento del Grande Venditore fu che l’importante non è dire la verità o essere precisi, ma veicolare il messaggio vincente. E lui, quelle elezioni, le vinse. A fare invece una figura barbina, qualche anno più tardi, durante un’intervista televisiva, fu Renzi: che invece i numeri, e forse anche qualche risposta a quesiti molto specifici, li leggeva sullo schermo del Mac, inviati in tempo reale da qualche solerte e più preparato collaboratore. Gli italiani non gliel’hanno mai perdonata: puoi farla passare liscia al cialtrone, che magari ti strappa pure un sorriso di simpatia, ma di certo non al disonesto.

I numeri, è chiaro, si possono usare in modo molto differente. Per esempio, dire che l’intento di governo è creare un milione di posti di lavoro non va preso alla lettera. È una cifra tonda che esprime la volontà generica di dare alla gente quello di cui ha bisogno: promesse che non si possono mantenere, ma che rassicurano nel profondo. Dire invece che il numero di contagiati del giorno è quarantacinquemilatrecentodiciassette non veicola né promesse né certezze, ma dà la gradevole la sensazione di avere a che fare con una persona estremamente competente, sul pezzo, uno che siccome le sa tutte e ha il polso della situazione di sicuro risolverà il problema. Basta solo dargli abbastanza tempo.

Da militare (anno domini 1997) ebbi a che fare con un capitano dell’Esercito di cui, per ovvi motivi, taccio il nome. La sua caratteristica, oltre alla completa inettitudine alla vita marziale, era la sicurezza con cui forniva date e cifre su qualsiasi, e dico qualsiasi, argomento dello scibile umano. Era capace, se gli girava, di citarti a memoria la tal pagina del tal libro e con tanto di virgolettato: ovvio che tutti ne fossero intimiditi. Fu il suo collega, capitano medico, a svelare l’arcano: “Guardate che quello è ignorante come una capra” disse una volta. “Il suo è un trucco, snocciola cifre precise perché è sicuro che nella stragrande maggioranza dei casi nessuno andrà a controllare, e così fa sempre bella figura”. Ancora una volta un venditore sfidava l’uditorio fidandosi non della propria fortuna, come potrebbe sembrare a una prima analisi, ma delle leggi della statistica: la probabilità di essere sbugiardato, in qualsiasi situazione, è comunque infinitamente minore di quella di passare per un fenomeno.

Ecco perché suggerisco sempre di usare grande cautela nei confronti di chi adopera i numeri con pochi scrupoli, in un caso o nell’altro. Come dicevo sempre agli specializzandi che frequentavano il mio vecchio reparto, e ai colleghi giovani con cui lavoro adesso: non è importante, per dire, che conosciate a memoria la percentuale dell’accuratezza diagnostica della risonanza magnetica nel riconoscimento dell’infiltrazione neoplastica della cartilagine tiroidea. L’importante, in tempi di totale libertà di accesso ai dati, paradossalmente non sono più i dati stessi ma la capacità di elaborarli, distinguendo quelli attendibili da quelli che non lo sono.

In definitiva: da un medico radiologo mi aspetto non l’erudizione ma la capacità di scrivere in un tempo ragionevole un referto valido e conclusivo. E da un politico non mi aspetto i numeri con la virgola ma la capacità di immaginare il mio futuro tra dieci anni. Per i numeri, quelli nudi e crudi, bastano e avanzano ragionieri e burocrati.

Quando questo concetto basilare sarà finalmente metabolizzato, e il rispetto per gli interlocutori tornato a livelli accettabili, forse riusciremo ad avere medici e soprattutto politici migliori.

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La canzone della clip è “L’avvelenata”, di Francesco Guccini, nella versione di Agnelli-Pagani tratta dall’album “Note di viaggio vol. 1”. Omaggio di vari artisti al grande Francesco.